La ricarica rapida rovina davvero la batteria delle auto elettriche? È il consiglio più diffuso tra chi possiede un veicolo a batteria: evitare le ricariche rapide in corrente continua, non superare l’80% di carica, preferire sempre la ricarica lenta a casa. Eppure un Tesla Model Y usato come taxi, con quasi 180.000 km alle spalle e praticamente zero ricariche domestiche, racconta una storia diversa. E piuttosto sorprendente.
La vicenda arriva da un’officina specializzata in auto elettriche usate gestita da Richard Simons, youtuber inglese che si è trovato tra le mani un Tesla Model Y con 179.440 km sul contachilometri. Il dettaglio che rende questo caso così interessante è che il SUV è stato alimentato quasi esclusivamente tramite colonnine rapide in corrente continua. Su tutta l’energia consumata nel corso della sua vita, appena 36 kWh provenivano da un caricatore domestico. Il resto, vale a dire 32.684 kWh, è stato assorbito da Supercharger. Una piccola parte arriva poi dal freno rigenerativo.
Il verdetto sulla salute della batteria
Ci si aspetterebbe una batteria ridotta ai minimi termini. E invece no. Dopo un’analisi approfondita con strumenti di diagnostica forniti da operatori specializzati, il pack di questo Model Y presenta uno stato di salute della batteria (SOH) del 92%. Solo l’8% di degradazione dopo quasi 180.000 km è un risultato notevole, soprattutto considerando che non si tratta nemmeno di un modello recente. Non è la versione restyling Juniper, ma una fase 1. Un risultato del genere fa riflettere su quanto i timori legati alla ricarica rapida siano, almeno in parte, sovradimensionati rispetto a quello che accade nella pratica quotidiana.
Batteria LFP e Supercharger: la combinazione vincente
Una possibile spiegazione di questa longevità sta nella tecnologia del pacco batterie. Il veicolo monta un sistema litio ferro fosfato (LFP), una chimica che tollera molto meglio le ricariche al 100% rispetto alle batterie nichel manganese cobalto (NMC), notoriamente più sensibili ai cicli completi. Chi possiede un’auto elettrica con batteria LFP, in pratica, può caricare fino al 100% con molta più tranquillità.
C’è poi un altro fattore da considerare. Il Tesla Model Y in questione è stato sempre ricaricato tramite la rete Supercharger di Tesla, e questo potrebbe aver giocato un ruolo significativo. I Supercharger comunicano direttamente con il veicolo in modo molto preciso, regolando il flusso di energia in maniera più intelligente rispetto ad altre colonnine. Questa gestione ottimizzata della ricarica potrebbe aver contribuito a ridurre lo stress sulle celle. Quello che emerge, più in generale, è che le batterie moderne montate sulle auto elettriche sono progettate per durare più a lungo dei veicoli stessi. Un dato che potrebbe tranquillizzare molti proprietari preoccupati dall’usura del proprio pacco batterie, soprattutto quelli che per necessità si trovano costretti a ricorrere spesso alla ricarica rapida senza avere alternative.
