Nuovi licenziamenti in Meta sono alle porte, e la portata non è affatto trascurabile. Si parla di circa 8.000 posti di lavoro tagliati nelle prossime settimane, con un primo intervento già fissato per il 20 maggio. Il numero corrisponde a circa il 10% della forza lavoro globale dell’azienda, che a fine dicembre contava all’incirca 79.000 dipendenti. Una decisione che arriva come conseguenza diretta di un nuovo piano di riorganizzazione di Meta, pensato per snellire la struttura interna e accelerare su fronti considerati strategici.
Al momento non si conoscono dettagli precisi sulle tempistiche e sull’impatto delle ulteriori riduzioni previste nella seconda metà dell’anno. La dirigenza potrebbe peraltro rivedere il piano in corso d’opera, anche sulla base di come evolveranno le capacità legate all’intelligenza artificiale. Perché è proprio lì che si gioca la partita più grossa. Meta sta spingendo con forza sull’integrazione dell’AI nei propri processi aziendali, puntando a ridurre i livelli intermedi di gestione e ad aumentare l’efficienza operativa attraverso sistemi assistiti. Tradotto: meno manager, più automazione.
Riorganizzazione interna e nuova struttura dedicata all’AI
I segnali di questa trasformazione erano già visibili. Nelle ultime settimane Meta ha riorganizzato i team di Reality Labs e ha avviato il trasferimento di ingegneri da diverse divisioni verso una nuova struttura chiamata “Applied AI”. Questa unità ha un compito ben definito: accelerare lo sviluppo di agenti in grado di scrivere codice e svolgere compiti complessi in totale autonomia. Una parte del personale, inoltre, verrebbe riallocata all’interno di Meta Small Business, un’unità creata il mese scorso e dedicata alle piccole imprese.
Per Meta si tratta del taglio più significativo dai licenziamenti avvenuti tra fine 2022 e inizio 2023, quando vennero eliminati circa 21.000 posti in quello che l’azienda stessa definì “anno dell’efficienza”. Ma il contesto attuale è parecchio diverso rispetto a quel periodo. Nell’ultimo anno Meta ha superato i 200 miliardi di dollari di ricavi (circa 185 miliardi di euro), con un utile nell’ordine dei 60 miliardi di dollari (circa 55 miliardi di euro). Non si tratta quindi di un’azienda in difficoltà finanziaria, anzi. Il titolo in borsa registra un leggero aumento da inizio anno, pur restando al di sotto dei massimi toccati nell’estate scorsa.
Un taglio strategico, non di emergenza
Quello che distingue questa nuova fase di licenziamenti di Meta dalle precedenti è proprio la natura della decisione. Non c’è una crisi da tamponare, non ci sono conti in rosso da sistemare. La scelta sembra essere interamente orientata a ridisegnare l’organizzazione attorno all’intelligenza artificiale, sacrificando ruoli che vengono considerati superflui in una struttura che vuole essere più agile e automatizzata. Il ridimensionamento della forza lavoro è insomma parte di una strategia più ampia, non una reazione a un momento difficile. E questo, per certi versi, rende il tutto ancora più emblematico di dove stia andando il settore tech nel suo complesso. I nuovi tagli previsti nella seconda metà dell’anno potrebbero ampliare ulteriormente il numero complessivo dei posti eliminati, anche se molto dipenderà dall’evoluzione dei piani interni e dal ruolo effettivo che i sistemi basati sull’AI riusciranno a coprire nei mesi a venire.
