Guida distratta: quando si parla di questo tema, il riflesso condizionato porta tutti a puntare il dito contro lo smartphone. Ma la realtà è parecchio diversa da quello che ci si immagina. Un’indagine condotta su 2.500 automobilisti americani da Mercury Insurance ha messo in fila i comportamenti più comuni al volante, e il risultato è sorprendente. Le distrazioni più frequenti non hanno nulla a che fare con i social o con i messaggi. Sono gesti banali, quotidiani, che quasi nessuno considera pericolosi.
I comportamenti che nessuno considera rischiosi
Partiamo dal dato più eloquente: in media ogni guidatore ha ammesso di aver adottato 10 comportamenti distraenti nell’ultimo anno, su una lista di 27 possibili. Solo l’8% ha dichiarato di non averne mai messo in pratica nemmeno uno. E la distrazione più diffusa in assoluto? Bere qualcosa alla guida, ammessa dal 79% degli intervistati. Non il telefono, non i social. Bere.
Subito dopo, con il 69%, ci sono due comportamenti quasi speculari: regolare il navigatore sullo smartphone e allungare la mano per prendere qualcosa in auto. Poi rispondere al telefono in viva voce (66%) e mangiare al volante (61%). Leggere un messaggio o una notifica arriva al 59%, mentre il 55% ha ammesso di essere distratto semplicemente perché immerso nei propri pensieri.
La cosa più interessante? Scorrere i social media, che nell’immaginario collettivo rappresenta la distrazione per eccellenza, è tra i comportamenti meno diffusi. Solo il 13% lo ha ammesso. Guardare video brevi si ferma addirittura al 10%. Insomma, la guida distratta ha molte più sfaccettature di quanto la narrazione comune voglia far credere.
Il vero pericolo: l’eccesso di fiducia in sé stessi
Il dato probabilmente più preoccupante non riguarda la frequenza dei singoli comportamenti, ma la percezione che gli automobilisti hanno delle proprie capacità. Il 68% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi pienamente in grado di fare più cose contemporaneamente al volante. E tra chi ha ammesso 20 o più comportamenti distraenti nell’ultimo anno, il 69% si ritiene comunque più attento del guidatore medio. Un paradosso che la dice lunga.
“La troppa sicurezza di sé è un moltiplicatore di rischio“, ha commentato Larry Anderson, direttore della valutazione dei rischi di Mercury Insurance. “Chi crede di poter gestire le distrazioni è meno propenso a correggere i propri comportamenti.”
I numeri della NHTSA confermano la gravità del fenomeno: solo nel 2023, negli Stati Uniti, la guida distratta ha causato 3.275 morti e oltre 289.000 feriti. Un problema che colpisce in modo particolare i giovani ma che, stando ai dati dell’indagine, risulta trasversale a tutte le fasce d’età.
E in Italia?
Il quadro italiano non è poi così diverso. Secondo una recente ricerca, il 46% degli italiani ammette di aver usato il cellulare almeno una volta alla guida, con un picco del 59% nella fascia tra i 18 e i 34 anni. Il telefono resta un problema concreto anche da queste parti, ma non è l’unica causa di guida distratta. Alla base di tutto c’è l’idea, molto radicata, di poter fare altro mentre si è al volante. Di non dover per forza concentrarsi esclusivamente sulla strada.
Va anche sottolineato che i dati dell’indagine Mercury Insurance si basano su autodichiarazioni. I numeri potrebbero essere sovrastimati o sottostimati, perché legati a quanto gli intervistati si sono sentiti liberi di riferire, oppure, più semplicemente, a quanta consapevolezza avevano dei propri comportamenti. Resta comunque una fotografia interessante, per quanto circoscritta ai confini statunitensi, del modo in cui tanti automobilisti si mettono alla guida ogni giorno.
