Le scelte di acquisto degli utenti PC stanno cambiando in modo piuttosto evidente, e il motivo è semplice quanto doloroso per il portafoglio: la crisi dei chip ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi di componenti fondamentali come RAM e SSD. Di fronte a un budget limitato, chi assembla o aggiorna il proprio computer si trova costretto a fare dei compromessi. E a quanto pare, la scelta ricade quasi sempre sulla stessa direzione: meglio rinunciare a qualche GB di memoria RAM piuttosto che scendere sotto la soglia di 1 TB di spazio di archiviazione.
A raccontare questo scenario è stata Grace Su, General Manager di Lexar Europa, durante un incontro in cui ha condiviso un aneddoto recente che dice parecchio sulle abitudini dei consumatori. Lexar, per venire incontro all’aumento dei prezzi, ha introdotto sul mercato kit con configurazioni più contenute sia per la RAM che per gli SSD. Il taglio esatto non è stato dichiarato ufficialmente, ma si parla molto probabilmente di kit da 8 GB per quanto riguarda la RAM. Ecco, la sorpresa è arrivata proprio analizzando la risposta del mercato a queste nuove proposte.
SSD sotto 1 TB? Gli utenti non ne vogliono sapere
La domanda per i kit di RAM più piccoli è stata buona, segno che una fetta significativa di utenti accetta di lavorare con meno memoria di sistema pur di restare dentro il proprio budget. Ma sul fronte degli SSD il discorso è completamente diverso. I tagli da 256 GB e 512 GB non hanno registrato un aumento di domanda rilevante, il che suggerisce una cosa abbastanza chiara: chi compra un SSD oggi vuole almeno 1 TB, e su quello non è disposto a scendere a compromessi.
È un dato interessante, perché ribalta un po’ la percezione comune. Molti avrebbero scommesso che, con la crisi dei chip a mordere su tutti i fronti, gli utenti avrebbero tagliato in modo più uniforme su entrambe le componenti. Invece no. Lo spazio di archiviazione viene percepito come una necessità primaria, qualcosa su cui non si può transigere. E ha senso, se ci si pensa: tra giochi che pesano decine di gigabyte, file di lavoro sempre più voluminosi e sistemi operativi che occupano sempre più spazio, un SSD sotto 1 TB rischia di diventare un collo di bottiglia nel giro di pochi mesi.
RAM sacrificabile, almeno per ora
La RAM, al contrario, sembra essere il componente su cui gli utenti sono più flessibili. Probabilmente perché la differenza tra 8 GB e 16 GB, pur essendo tangibile in determinati scenari, non viene percepita come altrettanto limitante nella quotidianità rispetto a uno spazio di archiviazione ridotto. Chi naviga, lavora con applicazioni leggere o gioca a titoli non troppo esigenti può cavarsela anche con 8 GB, almeno temporaneamente, con l’idea di fare un upgrade più avanti quando i prezzi torneranno a livelli più ragionevoli.
L’osservazione di Lexar fotografa insomma una tendenza precisa: l’aumento dei prezzi legato alla crisi dei chip sta ridisegnando le priorità hardware degli utenti PC, e in questa nuova gerarchia lo storage SSD da almeno 1 TB si è guadagnato un posto fisso nella lista delle cose irrinunciabili, mentre la RAM finisce per essere la voce su cui si risparmia per prima.
