Il rover Rosalind Franklin, la missione europea che punta a cercare tracce di vita su Marte, ha finalmente il suo passaggio confermato. La NASA ha annunciato che sarà un razzo Falcon Heavy di SpaceX a portare il rover dell’Agenzia Spaziale Europea verso il pianeta rosso, con lancio previsto dal Kennedy Space Center in Florida, potenzialmente già alla fine del 2028. Sembra una notizia semplice. Ma dietro c’è una storia lunga quasi un quarto di secolo, fatta di promesse mancate, partnership saltate e colpi di scena geopolitici che avrebbero fatto impallidire qualsiasi sceneggiatore.
La storia del rover europeo risale agli anni immediatamente successivi al primo rover della NASA atterrato su Marte nel 1997. L’ESA aveva un piano ambizioso. Mandare il proprio robot mobile sul pianeta rosso entro il 2009, con un lancio previsto su un razzo russo Soyuz. Ma i ritardi si sono accumulati subito. Nel 2009 il progetto, ribattezzato ExoMars, è diventato una missione congiunta con gli Stati Uniti. Il rover europeo avrebbe dovuto volare insieme a un rover americano di dimensioni simili nel 2018, utilizzando razzi Atlas V e il sistema di atterraggio del Jet Propulsion Laboratory. Ma l’amministrazione Obama ha ritirato la NASA dall’accordo nel 2012, citando vincoli di bilancio legati anche ai costi fuori controllo del telescopio James Webb.
A quel punto l’ESA si è rivolta alla Russia, che avrebbe fornito due razzi Proton e il sistema di discesa per portare il rover su Marte. In cambio, strumenti scientifici russi sarebbero stati aggiunti sia all’orbiter che al rover. Nel 2016 la Russia ha effettivamente lanciato con successo l’orbiter ExoMars Trace Gas Orbiter, che ancora oggi orbita attorno a Marte raccogliendo dati scientifici e facendo da ponte di comunicazione per i rover Curiosity e Perseverance della NASA. Una piccola sonda dimostrativa europea che viaggiava con l’orbiter, però, si è schiantata all’arrivo.
Dall’invasione dell’Ucraina al contratto con SpaceX
Il lancio del rover Rosalind Franklin è slittato dal 2018 al 2020, poi al 2022 a causa di problemi con i paracadute e della pandemia di COVID. Ma il vero terremoto è arrivato nel febbraio 2022, quando la Russia ha invaso l’Ucraina. L’ESA ha tagliato quasi tutti i legami con l’agenzia spaziale russa, cancellando la partnership su ExoMars proprio quando tutti gli elementi della missione erano già costruiti e pronti per l’assemblaggio finale. Due strumenti scientifici russi sono stati rimossi dal rover.
Ancora una volta il governo americano è intervenuto. NASA ed ESA hanno formalizzato un nuovo accordo nel 2024. Gli Stati Uniti avrebbero fornito il veicolo di lancio, i motori frenanti per l’atterraggio e piccoli riscaldatori a energia nucleare per proteggere l’elettronica del rover durante le notti marziane. La NASA aveva già consegnato da tempo uno spettrometro di massa per analizzare il suolo marziano alla ricerca di molecole organiche.
Ma c’è stato un ulteriore ostacolo. L’anno scorso l’amministrazione Trump ha tentato di cancellare i contributi americani alla missione, insieme a numerosi altri progetti scientifici della NASA. Il Congresso ha respinto quei tagli nel bilancio per l’anno fiscale 2026. Ora la NASA ha approvato ufficialmente il progetto ROSA (Rosalind Franklin Support and Augmentation) e assegnato il contratto di lancio a SpaceX. Il Falcon Heavy diventa così il quarto razzo pianificato nella storia travagliata di questa missione, ma stavolta c’è un contratto vero e proprio. Sarà probabilmente anche il primo lancio di SpaceX verso Marte.
Cosa farà il rover una volta arrivato
Se il lancio avverrà alla fine del 2028, Rosalind Franklin raggiungerà Marte nel 2030, seguendo una rotta più lunga del solito per evitare la stagione delle tempeste di polvere globali. L’ESA non ha mai portato a termine con successo un atterraggio su Marte, e la NASA contribuirà con retrorazzi collaudati per la piattaforma di atterraggio. Gli esperti del JPL hanno anche aiutato gli ingegneri europei a risolvere un problema con il sistema di paracadute.
Sul lato industriale, Airbus ha costruito il rover nel Regno Unito e fornisce la struttura principale del lander. La tedesca OHB ha realizzato il modulo di crociera, mentre Thales Alenia Space in Italia si occupa dell’assemblaggio finale. L’ESA gestirà le operazioni del rover sulla superficie marziana.
Nonostante la lunghissima attesa, l’ESA sostiene che le capacità scientifiche di Rosalind Franklin restano assolutamente attuali. Sarà la prima missione a estrarre e analizzare campioni di suolo fino a circa 2 metri di profondità nella crosta marziana. A quella profondità, le molecole organiche che potrebbero contenere indizi di vita antica dovrebbero essere state protette da miliardi di anni di esposizione alle radiazioni, che altrimenti distruggerebbero in modo irreversibile i biomarcatori organici. Nessun’altra missione pianificata al momento prevede di affrontare questa sfida tecnologica, e le capacità di mobilità del rover, compreso lo sterzo a sei ruote e il cosiddetto “wheel walking”, rappresentano soluzioni mai utilizzate prima.
