Gli attacchi informatici contro le aziende italiane hanno raggiunto livelli che fanno riflettere, e parecchio. Nel mese di marzo, le organizzazioni del nostro Paese hanno dovuto fronteggiare una media di 2.424 attacchi a settimana, un dato che supera del 21,5% la media globale. A dirlo è l’ultimo Global Threat Intelligence Report di Check Point Research, che mette nero su bianco una fotografia tutt’altro che rassicurante. Non si tratta di un picco isolato o di un’anomalia statistica: il contesto italiano resta strutturalmente sotto pressione, con gli attaccanti che non rallentano ma cambiano strategia, spostandosi tra settori, aree geografiche e tecniche sempre più sofisticate.
A livello mondiale, il numero medio di attacchi settimanali per organizzazione si ferma a circa 1.995, in calo rispetto a febbraio e anche su base annua. Attenzione però: questa flessione non significa che il rischio stia davvero diminuendo. È più una fase di assestamento, diciamo. Il livello resta comunque alto e, soprattutto, sempre più legato a dinamiche come l’automazione, l’espansione della superficie digitale e l’uso crescente di strumenti basati su intelligenza artificiale generativa. È proprio la GenAI a rappresentare uno dei fattori emergenti di rischio, perché amplia le capacità offensive a disposizione di chi porta avanti questi attacchi informatici.
I settori più colpiti e le dinamiche globali
Quando si guarda ai comparti più esposti, il quadro globale riserva poche sorprese ma qualche dato interessante. Il settore dell’istruzione resta il più bersagliato in assoluto, con oltre 4.600 attacchi settimanali per organizzazione. Subito dopo vengono gli enti governativi e le telecomunicazioni. Sono ambiti che mettono insieme dati sensibili, infrastrutture critiche e una forte esposizione digitale, tutte caratteristiche che continuano ad attirare l’attenzione degli attaccanti come una calamita.
Ma ci sono anche segnali più dinamici, che vale la pena osservare. Il settore dell’hospitality, dei viaggi e del tempo libero registra un aumento del 30% su base annua. Un dato che si lega in modo piuttosto chiaro alla stagionalità e all’incremento delle transazioni digitali. Più operazioni, più dati, più punti di accesso: una combinazione che, nei fatti, amplia enormemente le opportunità di attacco.
Il quadro geografico: dove si concentrano gli attacchi informatici
Sul piano geografico la situazione è variegata. L’America Latina guida la classifica per volume con oltre 3.000 attacchi settimanali per organizzazione, ed è anche l’unica area in crescita su base annua. Le regioni APAC e Africa seguono con livelli elevati ma in calo, mentre Europa e Nord America registrano riduzioni più contenute, pur restando esposte a volumi che non si possono certo ignorare.
In Europa la media si ferma a 1.647 attacchi settimanali per organizzazione. Un dato inferiore rispetto ad altre regioni del mondo, certo, ma tutt’altro che trascurabile. E il fatto che l’Italia si posizioni ben al di sopra di questa media europea, con quei 2.424 attacchi informatici settimanali, racconta di un Paese che ha qualche problema in più rispetto ai vicini continentali. Non è questione di allarmismo: i numeri parlano da soli, e suggeriscono che la combinazione tra digitalizzazione crescente e strumenti offensivi sempre più accessibili, compresa la GenAI, sta creando un terreno fertile per chi opera nel cybercrimine. Il report di Check Point Research conferma che gli attacchi informatici restano una delle sfide più concrete per il tessuto produttivo italiano, con una pressione che non accenna a diminuire in modo strutturale.
