Le ultime indiscrezioni su Snapdragon 8 Elite Gen 6, il prossimo chip top di gamma di Qualcomm, raccontano di un cambio di strategia piuttosto netto. Non si parla tanto di potenza bruta stavolta, quanto di un lavoro serio sull’efficienza energetica. Il dettaglio più interessante emerso nelle ultime ore riguarda la possibile integrazione di un coprocessore LPE (Low Power Efficiency), pensato per gestire tutte quelle attività leggere e ripetitive che uno smartphone compie in continuazione: monitoraggio dei sensori, gestione delle notifiche, funzioni always-on. Roba che oggi viene demandata alla CPU principale, tenendola sveglia anche quando non ce ne sarebbe davvero bisogno.
Il principio è semplice: se esiste un componente dedicato a queste operazioni di routine, la CPU principale può restare inattiva molto più a lungo. E quando la CPU dorme, l’autonomia ringrazia. Il coprocessore LPE sarebbe di fatto esterno alla CPU, il che significa che le attività più leggere verrebbero gestite in modo completamente indipendente. Il risultato atteso è un miglioramento della durata della batteria non solo sotto carico, ma anche e soprattutto durante i periodi di inattività, che poi sono quelli che occupano la maggior parte della giornata per la stragrande maggioranza degli utenti.
Una nuova architettura CPU con layout 2+3+3
Ma il coprocessore LPE non sarebbe l’unica novità. Snapdragon 8 Elite Gen 6 porterebbe con sé anche una revisione piuttosto profonda dell’architettura della CPU. L’attuale Snapdragon 8 Elite Gen 5 si basa su una configurazione con due core ad alte prestazioni e sei core performance, tutti operanti a frequenze più o meno simili tra loro. Per la prossima generazione, invece, si parla di un layout 2+3+3 che andrebbe a dividere i sei core secondari in due cluster distinti, ciascuno con frequenze operative differenti.
Quel che cambia è che lo scheduler del sistema operativo avrebbe a disposizione tre livelli di potenza tra cui scegliere, invece di due. Potrebbe quindi assegnare ogni singolo task al cluster più adatto in quel momento, con una granularità decisamente maggiore rispetto a oggi. Le attività poco impegnative finirebbero sul cluster a frequenza più bassa, quelle intermedie sul secondo cluster, e solo i compiti davvero pesanti coinvolgerebbero i due core premium. Il bilanciamento tra prestazioni e consumi ne beneficerebbe in modo sensibile.
Qualcomm scommette sulla durata della batteria
Quello che emerge dal quadro complessivo è che Qualcomm con Snapdragon 8 Elite Gen 6 non sembra puntare a incrementi clamorosi di prestazioni pure, almeno per quanto riguarda il comparto CPU. La direzione sembra essere un’altra: rendere il chip più intelligente nella gestione delle risorse, piuttosto che semplicemente più veloce. Una scelta che ha senso, considerando che ormai la potenza bruta dei processori mobile ha raggiunto livelli che la maggior parte delle applicazioni quotidiane non riesce nemmeno a sfruttare appieno.
Naturalmente serve cautela. Queste informazioni restano nell’ambito delle indiscrezioni e la presentazione ufficiale del nuovo SoC dovrebbe arrivare non prima di sei mesi.
