Meta sta attraversando una fase che mescola in modo inquietante sorveglianza interna, licenziamenti di massa e una corsa sfrenata verso l’intelligenza artificiale. Quello che sta succedendo dentro l’azienda di Mark Zuckerberg racconta molto più di una semplice ristrutturazione aziendale. Migliaia di dipendenti vivono settimane di incertezza totale sul proprio futuro, mentre ogni loro azione al computer viene registrata.
Ogni clic, ogni movimento del mouse: Meta registra tutto
L’azienda ha comunicato ai propri dipendenti negli Stati Uniti che registrerà ciò che digitano sulla tastiera, come muovono il mouse, dove cliccano e cosa appare sullo schermo. Lo strumento, chiamato internamente Model Capability Initiative (MCI), gira in background sui computer aziendali e cattura anche screenshot periodici. L’obiettivo dichiarato da Meta è addestrare i propri modelli di AI affinché imparino a svolgere attività quotidiane al computer nello stesso modo in cui lo fanno i dipendenti.
La reazione interna non si è fatta attendere. Centinaia di lavoratori hanno risposto sui canali interni, chiedendo soprattutto come disattivare il tracciamento. Andrew Bosworth, direttore tecnologico di Meta, ha chiarito che sui portatili aziendali questa opzione semplicemente non esiste. Un dipendente gli ha scritto direttamente: “La tua insensibilità verso le preoccupazioni dei tuoi stessi lavoratori è preoccupante”. Un messaggio piuttosto chiaro sul clima che si respira dentro l’azienda.
Licenziamenti e incertezza: 8.000 posti a rischio
Due giorni dopo l’annuncio del sistema di monitoraggio, Meta ha confermato che taglierà circa 8.000 posizioni il 20 maggio, pari a circa il 10% della forza lavoro globale. Molti dipendenti vivono da settimane in uno stato di profonda incertezza. Alcuni ammettono di cercare già lavoro altrove. Altri, addirittura, stanno cercando di farsi includere nei licenziamenti per ottenere la buonuscita. “È tremendamente demoralizzante”, ha scritto un dipendente in un messaggio interno.
Meta insiste sul fatto che i dati raccolti non vengono utilizzati per valutare le prestazioni dei dipendenti né per scopi diversi dall’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. “Se stiamo costruendo agenti per aiutare le persone a completare attività quotidiane al computer, i nostri modelli hanno bisogno di esempi reali di come le persone li utilizzano”, ha spiegato un portavoce dell’azienda. Meta afferma anche che esistono misure di protezione per i contenuti sensibili, senza però specificare quali siano.
La percezione interna, però, è ben diversa. Un dipendente ha descritto la situazione come “molto distopica”: sapere che ogni piccola azione al computer viene registrata, proprio mentre l’azienda annuncia licenziamenti, genera una sensazione impossibile da ignorare. Un ex dipendente ha commentato che si tratta dell'”ultimo modo in cui ti ficcano l’IA in gola”.
Europa e Stati Uniti: due mondi diversi sulla sorveglianza lavorativa
Negli Stati Uniti non esiste alcuna legge federale che limiti questo tipo di sorveglianza sul lavoro, a patto che i dipendenti ne vengano informati, come ha spiegato Ifeoma Ajunwa, professoressa di diritto all’Università di Yale. La situazione in Europa è radicalmente diversa. Valerio De Stefano, professore dell’Università di York specializzato in diritto del lavoro e tecnologia, ha osservato che questa pratica violerebbe probabilmente il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati europeo. In Italia, tracciare la produttività attraverso mezzi elettronici è direttamente vietato. In Germania, i tribunali consentono la registrazione delle pressioni sui tasti solo in circostanze eccezionali, come il sospetto di un reato grave. Anche in Spagna una misura del genere sarebbe molto difficile da giustificare e si scontrerebbe frontalmente con il RGPD.
Al di là del monitoraggio, Meta sta riorganizzando da mesi la propria struttura interna attorno all’intelligenza artificiale. Ha organizzato settimane di formazione obbligatoria per far apprendere ai dipendenti l’uso degli agenti di IA, ha introdotto pannelli interni che misurano il consumo di token per stimolare la competizione tra lavoratori e sta creando un nuovo profilo professionale generico chiamato AI builder, che sostituisce ruoli più specializzati.
Il 20 maggio resta la data indicata da Meta per annunciare la nuova ondata di licenziamenti. Fino ad allora, migliaia di dipendenti convivono con l’incertezza sul proprio futuro dentro l’azienda, mentre ogni loro attività al computer viene tracciata. La direttrice finanziaria di Meta, Susan Li, ha ammesso durante una call con gli investitori che l’azienda “davvero non sa quale sarà la dimensione ottimale della compagnia in futuro”. Una frase che, probabilmente, non risulta particolarmente rassicurante per chi aspetta notizie quel 20 maggio.
