La crisi che sta investendo LibreOffice non è una semplice divergenza tecnica. È qualcosa di molto più profondo. The Document Foundation (TDF), la fondazione tedesca che governa la suite open source nata nel 2010 dalle ceneri di OpenOffice.org, ha revocato in blocco la membership a oltre 30 sviluppatori affiliati a Collabora Productivity. Il provvedimento è stato confermato ufficialmente il 1° aprile 2026, e no, non si tratta di uno scherzo. Tra gli esclusi, secondo quanto dichiarato da Collabora, ci sarebbero sette dei dieci contributori più prolifici ancora attivi sul codice core del progetto.
Per capire quanto pesi questa decisione bisogna ricordare come funziona LibreOffice. La governance è comunitaria, formalizzata dopo la scissione da Oracle, e si regge su un modello dichiaratamente meritocratico, basato sul contributo tecnico. Quello che sta succedendo ora rappresenta uno dei momenti più critici della storia del progetto: non tanto per i numeri, quanto per il livello di esperienza che viene tagliato fuori dai processi decisionali.
Secondo Italo Vignoli, tra i fondatori di TDF, la rimozione deriva dall’applicazione delle nuove Community Bylaws. Le norme prevedono una clausola chiara: i dipendenti di aziende coinvolte in dispute legali attive con TDF non possono mantenere lo status di membri. Lo scopo ufficiale è evitare conflitti di interesse, già emersi in passato quando alcune decisioni sarebbero state influenzate da logiche aziendali più che comunitarie. Attenzione però: la misura non implica un’esclusione tecnica. Il codice di LibreOffice resta accessibile, chiunque può contribuire nel rispetto della licenza MPL. Quello che viene meno è la possibilità di partecipare a votazioni e nomine. Tradotto: chi sviluppa non governa più.
Le accuse di Collabora e lo scontro sulla governance
Michael Meeks, CEO di Collabora e figura storica del progetto, ha dipinto un quadro decisamente più complesso. Secondo la sua ricostruzione, la fondazione avrebbe progressivamente ridotto il peso degli sviluppatori nella governance, favorendo personale non tecnico e dipendenti interni. Alcune scelte vengono giudicate incoerenti sul piano tecnico: ad esempio il recupero di codice precedentemente abbandonato per far ripartire lo sviluppo di LibreOffice Online, che Collabora interpreta come un tentativo di competere direttamente con Collabora Online.
Le contestazioni non si fermano qui. Meeks ha sollevato anche questioni economiche e legali, citando procedimenti contro ex membri volontari del board che sarebbero stati finanziati attraverso le donazioni degli utenti, e una gestione discutibile del marchio LibreOffice. Collabora sostiene che alcuni contributori sarebbero stati contestati formalmente per l’uso del brand, mentre altre violazioni sarebbero rimaste ignorate. Tutto questo, secondo Meeks, ha deteriorato i meccanismi di fiducia interna.
Un dato che pesa parecchio: diversi fondatori storici hanno già abbandonato la membership TDF negli ultimi anni. Tra quelli ancora attivi, molti risultano oggi impiegati direttamente dalla fondazione e non coinvolti nello sviluppo del codice core. Un cambiamento che, secondo il numero uno di Collabora, altera la distribuzione delle competenze nei livelli decisionali. TDF respinge queste critiche, sottolineando che la crescita delle donazioni e l’assunzione di sviluppatori rappresentano un rafforzamento del progetto. Le nuove regole sarebbero quindi una misura di protezione istituzionale, anche per tutelare lo status no profit dell’organizzazione.
Il piano B di Collabora: una suite alternativa più snella
Parallelamente alla polemica, Collabora ha annunciato una nuova direzione tecnica. Il piano prevede la creazione di una versione alternativa della suite per l’ufficio, più leggera e focalizzata, sviluppata su una base di codice semplificata. Tra le scelte tecniche annunciate: eliminazione di componenti legacy, rimozione della dipendenza da Java, riduzione delle configurazioni di build e adozione di un toolkit interamente web based. Per i clienti esistenti, il prodotto Collabora Office Classic garantisce continuità con cicli di supporto dichiarati fino a 3 anni. Il nuovo ramo punta invece a iterazioni più rapide e a una maggiore coerenza architetturale.
La situazione richiama la scissione originaria da OpenOffice.org. Anche allora, questioni di governance, controllo e direzione tecnica portarono alla nascita di LibreOffice. Oggi lo scenario sembra ripetersi, con ruoli invertiti: una fondazione che consolida il controllo e un attore industriale che cerca autonomia progettuale. Nonostante il clima teso, entrambe le parti lasciano formalmente aperta la porta alla collaborazione. TDF ribadisce che i contributi restano benvenuti; Collabora, dal canto suo, afferma che continuerà a contribuire quando sarà opportuno.
