Un piano da 10 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro) spalmato su quattro anni: è questa la mossa con cui Microsoft punta a rafforzare la propria infrastruttura per l’intelligenza artificiale in Giappone. L’obiettivo è piuttosto netto e riguarda cloud, cybersicurezza e formazione, tutti temi che si allineano con le priorità del governo giapponese guidato da Sanae Takaichi in materia di sicurezza economica.
Dal punto di vista operativo, Microsoft lavorerà insieme a SoftBank Corp. e Sakura Internet per sviluppare servizi basati sull’AI, compresi modelli linguistici pensati per il mercato domestico. L’idea di fondo è mantenere dati e capacità di calcolo all’interno del Giappone, sfruttando però l’ecosistema Azure per garantire l’accesso alle piattaforme cloud. C’è anche un pezzo importante legato alla sicurezza informatica: Microsoft rafforzerà la collaborazione con le autorità giapponesi per migliorare la prevenzione degli attacchi cyber. E poi, aspetto tutt’altro che secondario, verrà avviato un programma ambizioso per formare un milione tra ingegneri e sviluppatori entro il 2030.
Una strategia che va ben oltre il Giappone
L’investimento in Giappone non è un caso isolato. Fa parte di un disegno molto più ampio che Microsoft sta portando avanti in tutta l’Asia. Nei giorni scorsi sono stati annunciati circa 5 miliardi di euro destinati a Singapore entro il 2029, dove una parte delle risorse sarà dedicata anche alle operazioni locali e allo sviluppo di competenze, con attenzione particolare a formazione, sicurezza e governance. La società ha anche sottolineato come l’adozione dell’intelligenza artificiale resti ancora piuttosto disomogenea tra istituzioni e comunità.
Discorso simile per la Thailandia, dove Microsoft ha messo sul piatto oltre 900 milioni di euro da investire nei prossimi due anni. L’obiettivo è ampliare la presenza nei data center, rafforzare le partnership esistenti e sostenere la diffusione dell’AI nella forza lavoro, provando anche a ridurre il divario di competenze tra economie avanzate e Paesi in fase di sviluppo.
La corsa all’AI in Asia e i limiti strutturali
Quella di Microsoft è una strategia che si muove su più fronti geografici. Negli ultimi anni l’azienda ha già impegnato risorse significative anche in Indonesia, Malesia e India, costruendo progressivamente una rete sempre più capillare nell’area. La competizione con nomi come Alphabet, Amazon e Alibaba è ormai diretta e si gioca proprio sul terreno del cloud e dell’intelligenza artificiale.
Tutto questo si lega alla crescita esponenziale della domanda di calcolo per l’AI. Resta però un problema concreto: la disponibilità di hardware è ancora un fattore critico. Continua a influenzare il ritmo di espansione delle infrastrutture cloud, nonostante la domanda nei fatti superi costantemente la capacità disponibile. Microsoft, con questi investimenti miliardari in Giappone e nel resto dell’Asia, sta cercando di colmare proprio questo gap strutturale, puntando su nuovi data center e partnership locali per garantirsi un vantaggio competitivo nella regione.
