Il mercato degli smartphone economici sta attraversando un momento davvero complicato, e le ripercussioni si fanno sentire lungo tutta la catena produttiva. TSMC, il colosso taiwanese che produce la stragrande maggioranza dei chip utilizzati nei dispositivi di tutto il mondo, ha deciso di mettere mano alle proprie linee produttive in modo radicale. La scelta è quella di convertire gli impianti dedicati al processo a 4 nanometri per farli lavorare sul più avanzato processo a 3 nanometri. Una mossa che racconta molto di come sta cambiando il panorama della tecnologia mobile.
Il motivo dietro questa decisione è piuttosto chiaro: la domanda di chip a 4nm destinati agli smartphone di fascia bassa e media è crollata. Clienti importanti come Qualcomm e MediaTek, che rappresentano una fetta enorme degli ordini per questa tipologia di processori, hanno tagliato in modo significativo i volumi di produzione. Si parla di una riduzione stimata tra i 20.000 e i 30.000 wafer, che tradotto in termini più comprensibili significa tra i 15 e i 20 milioni di chip in meno. Non esattamente una sforbiciata da poco.
Convertire le linee produttive non è però come premere un interruttore. Anche se circa l’80/90% delle attrezzature usate per il nodo a 4nm può essere riutilizzato per il 3nm, TSMC stima che il processo completo richiederà dai 6 ai 12 mesi. Una tempistica che dà l’idea della complessità tecnica di un’operazione del genere.
Il peso della memoria e l’impatto sui costi di produzione
A rendere ancora più difficile la situazione per gli smartphone economici ci si mette anche un altro fattore, tutt’altro che trascurabile: il costo della memoria è esploso. I prezzi della DRAM LPDDR5, per esempio, hanno registrato un aumento triplo rispetto al primo trimestre del 2025, arrivando a circa 9 euro per gigabyte. E le previsioni parlano di un ulteriore rincaro a doppia cifra entro il 2027.
Questi numeri colpiscono in modo sproporzionato proprio gli smartphone economici, dove i margini di guadagno per i produttori sono già ridotti all’osso. Basta guardare la composizione dei costi per capire quanto la situazione sia delicata: la memoria DRAM pesa per circa il 35% del costo totale dei componenti, mentre la NAND aggiunge un ulteriore 19%. Sommate insieme, queste due voci superano il 50% del costo di produzione di uno smartphone entry level. Praticamente più della metà del valore di un dispositivo economico finisce solo nella memoria.
I produttori di dispositivi sotto pressione
Chi costruisce smartphone economici si trova quindi stretto in una morsa. Il presidente di Xiaomi, Lu Weibing, ha evidenziato come i prezzi delle configurazioni di memoria siano aumentati in modo drastico, con alcuni modelli che hanno subìto rincari molto significativi. Questo tipo di scenario mette in seria difficoltà marchi come REDMI, che hanno costruito la propria identità sull’offerta di dispositivi a prezzi competitivi e accessibili.
