Alle 00:24 del 2 aprile, il razzo Space Launch System ha lasciato la superficie terrestre portando con sé la capsula Orion e quattro astronauti. La traiettoria di Artemis II è uno degli aspetti più sorprendenti dell’intera missione, perché racconta qualcosa che sfida l’intuizione: andare sulla Luna non significa puntare dritto e tirare dritto. Il percorso che la capsula sta seguendo è una specie di capolavoro di ingegneria orbitale, disegnato per massimizzare la sicurezza dell’equipaggio e testare tecnologie fondamentali per il futuro dell’esplorazione spaziale.
A bordo di Orion ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Sono i primi esseri umani a spingersi oltre l’orbita bassa terrestre dai tempi di Apollo 17, nel 1972. La missione Artemis II è prima di tutto un test: serve a verificare i sistemi di comunicazione tra la capsula e la Terra a distanze lunari, oltre che la schermatura contro le radiazioni. Tutto quello che verrà imparato sarà essenziale per le missioni successive.
Dopo il lancio, il primo stadio dell’SLS si è separato, lasciando lo stadio superiore ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage) insieme alla capsula. L’ICPS ha portato Orion in orbita alta terrestre, dove l’equipaggio è rimasto per circa 23 ore. Ventitré ore di controlli, verifiche, conferme che tutto fosse in ordine. Solo dopo questa fase l’ICPS si è separato dalla capsula, e il viaggio vero e proprio verso la Luna è cominciato.
Il sorvolo lunare e il record di distanza dalla Terra
Il momento più spettacolare della traiettoria di Artemis II arriverà la sera del 6 aprile. Gli astronauti raggiungeranno un punto situato a circa 10.300 chilometri oltre la Luna, battendo il record storico di distanza dalla Terra che apparteneva ad Apollo 13 (che si spinse a circa 400 chilometri oltre la superficie lunare). La differenza è enorme, e dà l’idea di quanto questa missione sia ambiziosa anche solo dal punto di vista della navigazione.
La minima distanza dalla superficie lunare sarà di 7.400 chilometri, raggiunta durante il sorvolo della faccia nascosta della Luna. Artemis II non entrerà in orbita attorno alla Luna. La capsula la sorvolerà sfruttando una fionda gravitazionale per invertire la rotta e puntare di nuovo verso casa. Il risultato è una traiettoria che, vista dall’esterno, disegna una sorta di “8” tra Terra e Luna. Non è casuale, ovviamente: l’orbita è stata ottimizzata in modo che il rientro a Terra sia garantito anche nel caso in cui i motori dovessero avere problemi. Una scelta progettuale che mette la sicurezza dell’equipaggio davanti a tutto il resto.
Come avverrà il rientro a Terra
Dopo il sorvolo lunare, Orion seguirà una traiettoria di rientro sostanzialmente passiva. Significa che la capsula sarà in caduta libera verso la Terra, senza necessità di accendere i propri motori. Anche nel caso peggiore, con avarie alla propulsione o ad altri sistemi critici, l’equipaggio rientrerà sano e salvo. La traiettoria di Artemis II è stata pensata esattamente per questo: rendere il rientro sicuro in qualsiasi scenario.
L’ammaraggio nell’Oceano Pacifico è previsto per l’11 aprile, dopo 9 giorni e 13 ore dal lancio. Gli astronauti saranno recuperati dalla marina statunitense, chiudendo così una missione che rappresenta il primo vero ritorno dell’umanità verso la Luna dopo oltre cinquant’anni.

