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Wear OS, Google impone le app a 64 bit: cosa cambia

Google richiederà il supporto a 64 bit per tutte le app Wear OS sul Play Store, pena il blocco degli aggiornamenti per gli sviluppatori.

scritto da Manuel De Pandis 03/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Google Pixel Watch
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Il 2026 sembra essere l’anno in cui Google decide di fare sul serio con il passaggio al 64 bit su tutte le sue piattaforme. Dopo aver già annunciato piani simili per Android TV e Google TV, ora tocca a Wear OS: dal 15 settembre 2026, tutte le app presenti sul Play Store dovranno obbligatoriamente includere una versione a 64 bit. Una mossa che segna un punto di svolta importante per il mondo degli smartwatch basati sul sistema operativo di Google.

La questione è abbastanza semplice da capire anche per chi non mastica troppo di sviluppo software. Fino ad oggi, molte app per Wear OS giravano tranquillamente solo in versione a 32 bit. Funzionavano, certo, ma restavano ancorate a un’architettura ormai datata, che limita le prestazioni e la quantità di memoria utilizzabile. Il passaggio al 64 bit permette alle applicazioni di sfruttare meglio l’hardware moderno, con benefici tangibili in termini di velocità e stabilità. Google ha stabilito che, a partire dal 15 settembre, tutte le nuove app e tutti gli aggiornamenti delle app esistenti su Wear OS dovranno necessariamente includere una versione a 64 bit per poter essere pubblicati sul Play Store.

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Cosa succede a chi non si adegua

E qui la faccenda si fa concreta. Google ha chiarito che dopo la scadenza del 15 settembre il Play Store inizierà a bloccare le app non conformi. Significa che gli sviluppatori che non avranno aggiornato le proprie applicazioni per Wear OS con il supporto al 64 bit si troveranno semplicemente impossibilitati a pubblicare aggiornamenti o nuove versioni. Un incentivo piuttosto forte, diciamo.

Va detto, però, che Google non sta chiedendo di abbandonare completamente il 32 bit da un giorno all’altro. Gli sviluppatori potranno continuare a offrire una versione a 32 bit della propria app, purché venga affiancata dalla corrispondente versione a 64 bit. Questo approccio graduale dovrebbe garantire compatibilità anche con eventuali dispositivi Wear OS meno recenti, senza lasciare indietro nessuno nel breve periodo.

Un piano più ampio che coinvolge tutto l’ecosistema Google

La decisione su Wear OS non arriva in modo isolato. Come accennato, Google ha già annunciato mesi fa che anche per Android TV e Google TV sarà richiesto il supporto alle app a 64 bit a partire da agosto 2026. Il quadro complessivo è chiaro: Google sta spingendo l’intero ecosistema delle sue piattaforme verso un’unica direzione. Lo smartphone Android ha già compiuto questo passaggio da tempo, e adesso tocca ai dispositivi che finora avevano goduto di una certa tolleranza.

Per gli utenti finali, nella pratica quotidiana, questo significa aspettarsi app per Wear OS potenzialmente più reattive e in grado di gestire meglio le risorse hardware degli smartwatch di nuova generazione. Per gli sviluppatori, invece, il messaggio di Google è inequivocabile: chi vuole restare sul Play Store deve adeguarsi entro il 15 settembre 2026, altrimenti le proprie app verranno semplicemente bloccate dalla distribuzione.

appbitgooglesviluppatoriWearOS
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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