La direttiva europea sul caricatore unico sta per fare un altro passo avanti, e questa volta tocca ai portatili. Dal 28 aprile 2025, tutti i laptop venduti in Europa dovranno obbligatoriamente supportare la ricarica tramite porta USB C. È la stessa norma che ha già cambiato il panorama degli smartphone, costringendo anche Apple ad abbandonare il connettore Lightning sugli iPhone. Ora si estende al mondo dei computer portatili, e le conseguenze saranno piuttosto concrete sia per i produttori sia per chi acquista.
La regola è semplice nella sua logica: ogni laptop dovrà avere almeno una porta USB C in grado di ricaricare il dispositivo. Questo non significa che debba essere l’unico modo per alimentare il portatile, ma deve essere presente come opzione. I produttori, inoltre, saranno obbligati a mettere in vendita anche una versione del prodotto senza caricatore incluso nella confezione. Ed è qui che la faccenda diventa interessante, perché nella pratica questa versione “senza alimentatore” diventerà quasi certamente quella standard sugli scaffali dei negozi. Lo stesso meccanismo già visto con gli smartphone: se l’azienda può risparmiare su un componente e la legge glielo consente, la scelta è abbastanza scontata.
I laptop da gaming fanno eccezione, ma solo in parte
C’è però una categoria che gode di un trattamento diverso: i portatili da gaming. E il motivo è strettamente tecnico. Le macchine pensate per il gioco richiedono potenze di alimentazione molto elevate, spesso ben oltre i 100 watt. Lo standard USB C, anche nella sua versione più avanzata tramite USB Power Delivery, arriva a gestire fino a 240 watt con i cavi adeguati, ma nella realtà quotidiana la maggior parte dei caricatori e dei cavi USB C in circolazione non raggiunge quei livelli. Un laptop da gaming che assorbe 200 o 300 watt sotto carico non può fare affidamento esclusivo su una connessione USB C senza compromessi evidenti sulle prestazioni.
Per questo la direttiva prevede che i portatili da gaming possano continuare a utilizzare i propri connettori proprietari per la ricarica principale. Devono comunque avere una porta USB C funzionante per la ricarica, ma non è richiesto che quella porta sia sufficiente ad alimentare completamente la macchina durante un uso intensivo. Una soluzione di compromesso che tiene conto dei limiti fisici della tecnologia attuale.
Cosa succede nella pratica per chi compra un portatile
Per la maggior parte delle persone, il cambiamento si tradurrà in due effetti molto concreti. Il primo: sarà possibile ricaricare il proprio laptop con lo stesso caricatore USB C già usato per lo smartphone o il tablet, a patto che la potenza sia adeguata. Una comodità non da poco, soprattutto in viaggio. Il secondo effetto riguarda il contenuto della scatola. Aprendo la confezione di un nuovo portatile, con tutta probabilità non si troverà più l’alimentatore dentro. Chi ne ha già uno compatibile potrà usare quello, chi invece parte da zero dovrà acquistarlo separatamente.
Questa scelta ha un doppio risvolto. Da una parte riduce i rifiuti elettronici, perché si evita di accumulare caricatori inutili in casa. Dall’altra, sposta un costo sul consumatore finale, che dovrà mettere in conto una spesa aggiuntiva se non possiede già un alimentatore USB C sufficientemente potente. I produttori ovviamente presenteranno la cosa sotto il cappello della sostenibilità ambientale, e in parte è vero. Ma è altrettanto vero che non includere il caricatore fa risparmiare anche loro.
La norma entra in vigore il 28 aprile 2025 e si applica a tutti i laptop immessi sul mercato europeo da quella data in poi. I modelli già presenti nei negozi prima di quella scadenza potranno continuare a essere venduti fino a esaurimento scorte senza dover rispettare il nuovo obbligo.
