Il tentativo della Russia di mettere un freno alle VPN prosegue senza sosta, con un nuovo e pesante giro di vite annunciato direttamente dal Cremlino. L’obiettivo, dichiarato senza troppi giri di parole dal ministro al digitale Maksut Shadayev, è quello di rendere la vita sempre più difficile a chiunque cerchi di aggirare la censura online imposta dal governo centrale. Una strategia che va avanti da anni, ma che negli ultimi mesi ha assunto toni ancora più aggressivi. Shadayev ha comunicato, attraverso l’app MAX sviluppata internamente, che il compito è ridurre l’utilizzo delle VPN con un impatto minimo sugli utenti. Detto così suona quasi rassicurante, anche se non è affatto chiaro come si possa parlare di “impatto minimo” quando si impedisce l’accesso a determinati servizi.
La mossa rientra in quella che gli osservatori internazionali hanno ribattezzato Great Crackdown: un piano sistematico per tagliare i ponti tra la popolazione russa e il web globale. Va ricordato che la Russia ha già messo al bando sia WhatsApp sia Telegram, spingendo i cittadini verso MAX, un’app che secondo diversi esperti potrebbe essere utilizzata all’occorrenza come strumento di sorveglianza di massa. A giustificare il blocco delle VPN ci sarebbe l’esigenza di impedire l’uso di piattaforme straniere non meglio identificate, accusate di non aver rispettato le leggi locali e, si legge tra le righe, potenzialmente collegate a facilitare attacchi con droni lanciati dall’Ucraina.
Oltre 400 VPN bloccate, ma ne spuntano sempre di nuove
Quello che sta accadendo in Russia è ormai un capitolo stabile della cyberwar che accompagna il conflitto iniziato con l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Non si combatte più soltanto sul campo, ma anche attraverso le infrastrutture digitali. E lo stesso schema si ritrova nel conflitto in Medio Oriente, che prosegue ormai da oltre un mese.
I numeri dicono che la Russia ha bloccato oltre 400 VPN diverse nei mesi scorsi, con cifre in costante crescita. Eppure, l’efficacia di questa operazione è tutta da dimostrare. I giornalisti che operano sul territorio russo raccontano una realtà molto diversa da quella che il Cremlino vorrebbe dipingere: nuove VPN spuntano continuamente, e per molti cittadini saltare dall’una all’altra per aggirare i blocchi è diventata un’operazione quotidiana, quasi di routine. Praticamente una corsa tra chi chiude le porte e chi ne apre sempre di nuove, senza che nessuna delle due parti riesca davvero a prevalere in modo definitivo. La Russia continua a stringere la morsa sulle VPN, ma sul campo digitale la partita resta apertissima, con centinaia di servizi alternativi che riescono ancora a raggiungere gli utenti nonostante ogni tentativo di oscuramento.
