Una campagna di scavo monumentale ha riportato alla luce più di 43.000 ostraca dal sito archeologico di Athribis, nell’Alto Egitto. Si tratta di frammenti di ceramica e calcare che gli antichi egizi usavano come supporti per scrivere, una sorta di alternativa economica al papiro. La scoperta arriva da un progetto congiunto tra l’Università di Tubinga e il Ministero del Turismo egiziano, e rappresenta uno dei ritrovamenti più imponenti degli ultimi decenni per chi studia la vita quotidiana delle civiltà del passato.
Non si tratta di tombe dorate o statue colossali. Eppure questi piccoli pezzi di argilla e pietra raccontano qualcosa che i monumenti, da soli, non possono dire. Sono appunti, esercizi scolastici, liste della spesa, conti commerciali, frammenti di lettere. Insomma, la voce delle persone comuni, quella che normalmente si perde nel tempo. E il fatto che ad Athribis ne siano emersi così tanti, tutti concentrati in un’unica area, rende il ritrovamento davvero eccezionale.
Cosa ci dicono gli ostraca di Athribis sulla quotidianità egizia
Gli ostraca recuperati coprono un arco temporale piuttosto ampio e sono scritti in diverse lingue e scritture, tra cui il demotico, il geroglifico, il copto e perfino il greco. Questo dettaglio non è banale: significa che Athribis era un centro multiculturale, un luogo dove convivevano tradizioni linguistiche differenti e dove la scrittura faceva parte della vita di tutti i giorni, non solo delle élite sacerdotali o amministrative.
Tra i reperti più curiosi ci sono esercizi di scrittura, probabilmente opera di studenti che si esercitavano tracciando lettere e simboli su cocci di ceramica rotta. Alcuni frammenti riportano anche disegni, figure di animali e schizzi che fanno pensare a una sorta di pratica artistica informale. Altri ancora contengono testi religiosi, formule rituali e riferimenti a divinità locali, offrendo uno spaccato prezioso delle credenze popolari.
Il volume del materiale è tale che il lavoro di catalogazione e traduzione richiederà ancora anni. Ogni singolo ostracon va fotografato, classificato e interpretato nel suo contesto. È un lavoro enorme, ma il potenziale informativo è altrettanto grande.
Perché Athribis sta diventando uno dei siti più importanti dell’archeologia egizia
Il sito di Athribis, situato vicino all’attuale città di Sohag, era già noto per il suo grande tempio tolemaico dedicato alla dea Repit. Ma le recenti campagne di scavo hanno dimostrato che sotto la sabbia si nasconde molto di più. La quantità di ostraca rinvenuti suggerisce la presenza di una comunità attiva, alfabetizzata e ben organizzata, con scuole, laboratori e una vivace attività commerciale.
Quello che colpisce è la densità dei ritrovamenti. Non capita spesso di trovare decine di migliaia di frammenti scritti in un singolo sito. Per fare un paragone, collezioni simili per dimensioni si contano sulle dita di una mano in tutta la storia dell’archeologia egizia. Athribis si candida così a diventare una delle fonti più ricche per comprendere come vivevano, studiavano e comunicavano le persone nell’Egitto antico, ben lontano dai palazzi del faraone.
