Volvo EX60 è il primo modello costruito sulla nuova piattaforma SPA3, pensata interamente per veicoli elettrici, e porta con sé una serie di novità che vale la pena raccontare. Presentato a gennaio e ora provato su strada nei dintorni di Barcellona, questo SUV elettrico promette fino a 643 km di autonomia, ricarica più veloce di qualsiasi altra Volvo mai prodotta e un processo produttivo che l’azienda svedese descrive come completamente ridisegnato. Il prezzo di partenza per la versione P6 Plus si aggira intorno ai 55.000 euro, mentre la P10 AWD Ultra arriva a circa 63.000 euro. Volvo ha anche anticipato l’arrivo di una variante P12, con potenza e autonomia ancora superiori.
Ma la cosa forse più curiosa? Volvo EX60 è stato progettato per resistere all’impatto con un alce. Non è uno scherzo. La Svezia ha la più alta densità di alci al mondo, circa 3,5 volte superiore a quella dell’Alaska, e questi animali da mezza tonnellata rappresentano un pericolo concreto sulle strade, soprattutto all’alba e al tramonto. Per questo Volvo sottopone ogni suo modello a un crash test con un manichino a forma di alce dal peso di quasi 360 kg.
Quando un veicolo colpisce un alce, paraurti e zone di deformazione intercettano solo le zampe sottili dell’animale, mentre tutto il peso del corpo finisce sul parabrezza e sul tetto. Con conseguenze potenzialmente fatali. L’esperta di sicurezza Volvo, Isabelle Stockman, spiega che EX60 è stato dotato di montanti A super rinforzati e di una traversa superiore progettata proprio per proteggere gli occupanti da questo tipo di impatti. Un piccolo easter egg a forma di alce è stato nascosto sotto gli specchietti laterali, quasi a celebrare questa ossessione tutta svedese per la sicurezza.
Megacasting e batteria strutturale: come nasce il nuovo EX60
Una delle innovazioni più rilevanti di Volvo EX60 riguarda il megacasting, una tecnica che fonde alluminio in un unico pezzo strutturale leggero, eliminando oltre 100 componenti nella sezione del pianale posteriore. Volvo ha preso ispirazione, in modo quasi poetico, dai contrafforti volanti delle cattedrali gotiche: le strutture integrate negli alloggiamenti delle ruote ricordano proprio quei supporti architettonici pensati per scaricare le forze verso il basso. L’ingegnere Mats Brodin, che si definisce un “architetto del megacasting”, racconta che il pianale posteriore è realizzato con il 50% di alluminio riciclato da materiali post consumo, mescolato con una piccola quantità di silicio e iniettato nella macchina di fusione in circa 90 millisecondi.
Due macchine da 6.000 tonnellate ciascuna lavorano nello stabilimento di Torslanda, vicino alla sede centrale di Göteborg. L’investimento complessivo nell’impianto produttivo è stato di 10 miliardi di corone svedesi, circa un miliardo di euro. Volvo ha scelto però di usare il megacasting in modo mirato: in caso di incidente, un pezzo fuso unico non è facilmente riparabile, quindi ha senso limitarne le dimensioni.
L’altra grande novità tecnica è la batteria cell to body: le celle sono integrate direttamente nella struttura del veicolo, con il pacco batteria che diventa il pavimento dell’auto. Questo approccio riduce il peso, migliora l’efficienza e libera spazio nell’abitacolo. La ricarica a 800 V permette di passare dal 10% all’80% in soli 16 minuti con una colonnina da 350 kW.
Guida, tecnologia e qualche perplessità sugli interni
Su strada, EX60 ha convinto soprattutto per la guida a un pedale. La frenata rigenerativa è calibrata in modo così naturale che nelle strade tortuose attorno a Barcellona il freno è stato quasi superfluo. Niente di quel comportamento a scatti che rende fastidiosa questa modalità su molti altri veicoli elettrici. Il cervello digitale del veicolo si chiama HuginCore, dal nome di uno dei corvi della mitologia norrena, ed è la piattaforma software proprietaria di Volvo che gestisce aggiornamenti over the air e integra il motore di intelligenza artificiale Google Gemini. Si può parlare con l’auto in modo conversazionale, chiedendo ad esempio di regolare la temperatura nella zona anteriore dell’abitacolo.
La versione top di gamma, EX60 P10 Ultra, include un impianto audio Bowers & Wilkins da 28 altoparlanti e 1820 watt con suono tridimensionale Dolby Atmos, capace di offrire un’esperienza sonora davvero immersiva. Qualche nota meno entusiasmante riguarda i comandi interni: chi non aveva apprezzato l’approccio tutto touchscreen di EX30 potrebbe ritrovarsi con lo stesso tipo di frustrazione anche qui, soprattutto per funzioni come il controllo delle bocchette dell’aria, gestibili solo dallo schermo. Volvo EX60 resta comunque il risultato di lezioni apprese dai modelli precedenti, con miglioramenti concreti che mostrano un’azienda attenta a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle elettrico.
