Chi segue il mondo delle elaborazioni automobilistiche sa bene che attorno a BMW gravitano decine di preparatori, ma ce n’è uno che ha sempre occupato un posto speciale nel cuore degli appassionati: AC Schnitzer. Fondato nel 1987 ad Aquisgrana da Willi Kohl e Herbert Schnitzer, questo tuner tedesco ha costruito la propria reputazione su quasi quarant’anni di modifiche, kit estetici, potenziamenti motore e creazioni al limite del concetto di auto stradale. Ora, dopo una carriera lunghissima e dopo aver esteso il proprio raggio d’azione anche a Mini e Toyota, AC Schnitzer sembra avvicinarsi alla chiusura definitiva. Una notizia che ha colpito forte, soprattutto chi è cresciuto sognando passaruota allargati, alettoni in carbonio e cerchi in lega enormi.
Vale la pena allora ripercorrere le tappe più significative della storia di AC Schnitzer, scegliendo le creazioni più belle, curiose e rappresentative di un’epoca irripetibile del tuning automobilistico.
Dalle origini agli anni Novanta: i primi capolavori di AC Schnitzer
Tutto comincia al Salone di Francoforte del 1987, quando AC Schnitzer presenta la ACS7, basata sulla BMW Serie 7 di seconda generazione (E32). Non è la più spettacolare tra le creazioni del tuner, ma è l’opera prima: piccoli spoiler, bandelle laterali, cerchi leggeri, aggiornamenti a sospensioni e volante. Un biglietto da visita elegante per un debutto che avrebbe cambiato tutto.
Due anni dopo, sempre a Francoforte, arriva la ACS3 Sport. La base è la prima BMW M3 (E30), il cui motore aspirato quattro cilindri viene portato da 2,3 a 2,4 litri con una potenza di quasi 245 CV. Velocità massima 250 km/h, 0 a 100 in 6,7 secondi. Cerchi leggeri, scarico in acciaio, specchietti aerodinamici: il pacchetto AC Schnitzer inizia a prendere forma in modo riconoscibile.
Nel 1993 è il turno della ACS3 CLS, basata sulla BMW M3 E36. Il sei cilindri in linea viene spinto a 320 CV, il peso cala di 160 kg grazie all’uso massiccio di fibra di carbonio e Kevlar. Lo 0 a 100 scende a 5,5 secondi, la velocità massima sale a 275 km/h. Un progetto che anticipa filosofie costruttive poi diventate la norma nel mondo delle sportive stradali.
Concept estreme, record di velocità e le ultime creazioni
Il 2003 porta la V8 TOPSTER, una concept bicolore arancio/crema costruita sulla BMW Z4 3.0i ma equipaggiata col motore 5.0 V8 della BMW M5 dell’epoca: 450 CV, 305 km/h, 0 a 100 in 4,5 secondi. Due anni dopo arriva la TENSION, elaborazione estrema della BMW M6 con il V10 portato a 552 CV e un record di 331,78 km/h ottenuto sulla pista di Nardò.
AC Schnitzer ha esplorato anche i carburanti alternativi. Nel 2007 la GP3.10 GAS POWERED, alimentata a GPL e spinta dallo stesso V10 da 552 CV, tocca 318,1 km/h stabilendo un record per le auto bifuel. Non mancano poi le collaborazioni con la polizia tedesca: nel 2009 e nel 2013 nascono due versioni speciali della campagna TUNE IT! SAFE!, basate rispettivamente sulla BMW 123d Coupé (241 CV) e sulla BMW 428i Coupé (294 CV).
Nel 2017 la ACL2, basata sulla BMW M235i col sei cilindri portato a 570 CV, gira al Nürburgring in 7 minuti e 25 secondi, toccando i 330 km/h.
L’ultima grande creazione risale al 2025: la BMW M5 G99 by AC Schnitzer, con il V8 biturbo ibrido plug-in portato a 810 CV, cerchi da 22 pollici e un assetto ribassato che rende la familiare bavarese ancora più esagerata rispetto ai 305 km/h e ai 3,5 secondi nello 0 a 100 del modello di serie.
