Si chiama Werwolf Division il gruppo Telegram in cui un diciassettenne pescarese, residente a Perugia, stava pianificando un attacco contro una scuola. Il nome, che tradotto dal tedesco significa “Divisione dei Lupi Mannari”, è venuto fuori grazie alle indagini dei Carabinieri, che nelle prime ore del 30 marzo 2026 hanno raggiunto e posto in custodia il ragazzo. I reati contestati al minore sono pesantissimi: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre alla detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Quello che è emerso dalle indagini fa venire i brividi. Il giovane aveva cercato attivamente informazioni su come fabbricare ordigni bellici e armi da fuoco. Si parla di pistole da realizzare con stampanti 3D e della preparazione del perossido di acetone, lo stesso esplosivo utilizzato nelle stragi di Bruxelles e Parigi. Le perquisizioni condotte dai militari hanno toccato le province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, portando al sequestro di documenti su sostanze chimiche e batteriologiche, insieme a manuali dettagliati per il sabotaggio di servizi pubblici. Dentro il gruppo Telegram Werwolf Division i messaggi erano inequivocabili: elogi agli autori di sparatorie come Breivik e riferimenti espliciti alla strage della Columbine, presa a modello per colpire un istituto scolastico. Oltre al diciassettenne, risultano indagati altri sette minori.
Valditara rilancia il divieto di accesso ai social sotto i 15 anni
Il caso di Werwolf Division su Telegram arriva a pochissimi giorni da un altro episodio che ha scosso l’opinione pubblica: l’aggressione a un’insegnante da parte di un tredicenne a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. La professoressa, fortunatamente, è fuori pericolo. Due fatti di cronaca ravvicinati, che coinvolgono giovanissimi, e che hanno offerto terreno fertile per riaccendere il dibattito sull’uso dei social network da parte dei minori.
Cavalcando la forte copertura mediatica e il comprensibile allarme tra le famiglie, il ministro Giuseppe Valditara ha chiesto il divieto di accesso ai social, non solo a Telegram, al di sotto dei 15 anni. È una questione che in Italia torna ciclicamente, ma questa volta sembra esserci una spinta politica più concreta per innalzare il limite minimo per l’iscrizione, attualmente fissato a 13 anni. Il nodo più complicato resta quello tecnico: come verificare davvero l’età degli utenti? Tra gli esponenti del governo qualcuno ha proposto l’utilizzo dell’app IO, ma la realizzazione pratica di un sistema del genere non è affatto scontata.
