Un caso di furto di segreti tecnologici sta facendo tremare TSMC, il colosso taiwanese che domina la produzione mondiale di semiconduttori avanzati. Stando alle indagini delle autorità di Taiwan, alcuni ingegneri, tra dipendenti ancora in servizio ed ex collaboratori, avrebbero sottratto informazioni riservate legate al processo produttivo a 2 nanometri, considerato tra i più avanzati al mondo. E il metodo utilizzato per portare fuori quei dati sarebbe stato quasi banale nella sua semplicità: fotografie scattate con lo smartphone a documenti riservati, direttamente all’interno degli impianti. Il materiale, secondo gli inquirenti, sarebbe poi finito nelle mani di aziende esterne, con l’obiettivo di ottenere un vantaggio competitivo nel settore.
Il ruolo di un ex dipendente passato a Tokyo Electron
Tra i nomi più in vista nell’inchiesta c’è quello di un ex dipendente di TSMC che, dopo aver lasciato l’azienda, sarebbe entrato a far parte di Tokyo Electron. Il sospetto è che questa persona abbia fornito informazioni chiave sul processo di incisione dei chip a 2nm, permettendo alla nuova azienda di perfezionare le proprie apparecchiature e, potenzialmente, di ottenere contratti proprio con la stessa TSMC. Una beffa nella beffa, se vogliamo.
Il caso è venuto a galla grazie ai sistemi di sicurezza interni di TSMC, che hanno individuato accessi sospetti ai database aziendali. Da lì è partita un’indagine approfondita, che ha finito per coinvolgere non solo tecnici, ma anche figure manageriali. Una rete più ampia di quanto si potesse immaginare inizialmente.
La faccenda è particolarmente sensibile perché il settore dei semiconduttori non è solo un affare industriale: è una questione geopolitica. Taiwan considera la protezione di queste tecnologie una priorità nazionale, e non a caso gli imputati si trovano accusati di violazione della legge sulla sicurezza nazionale, una delle più severe del Paese.
Pene fino a 14 anni e un secondo filone d’indagine
La procura taiwanese ha chiesto pene fino a 14 anni di carcere per i responsabili, sottolineando la gravità del reato e la necessità di tutelare l’innovazione tecnologica del Paese. Ma la vicenda non si ferma qui. Parallelamente a questo filone, è emersa anche un’altra indagine che coinvolgerebbe un ulteriore ex dipendente di TSMC, passato questa volta a Intel, sospettato di aver trasferito informazioni sensibili.
Due indagini distinte, dunque, ma legate dallo stesso filo conduttore: il rischio elevatissimo di spionaggio industriale nel mondo dei chip avanzati, dove anche un singolo dettaglio tecnico può tradursi in un vantaggio competitivo enorme. Le autorità taiwanesi e la stessa TSMC stanno rafforzando i controlli per prevenire e punire questo tipo di violazioni, con misure sempre più stringenti sull’accesso ai dati sensibili all’interno degli stabilimenti.
