Il caro carburante sta diventando un problema serio per chi gestisce flotte di auto aziendali. Non si tratta solo di pagare di più alla pompa, che già di per sé basterebbe a far saltare i budget. Il punto è che l’aumento del prezzo di benzina e gasolio si infila ovunque: nei rimborsi chilometrici, nel calcolo dei fringe benefit, nel costo del lavoro. Ogni spostamento di lavoro pesa un po’ di più, e per le aziende con parchi auto estesi e percorrenze annue importanti la situazione diventa difficile da sostenere senza interventi mirati.
L’effetto non si esaurisce con la carta carburante. Sale il costo chilometrico di esercizio, e di conseguenza cambia il peso economico di ogni veicolo assegnato. Per le imprese che gestiscono flotte con missioni prevalentemente autostradali o fuori città, il caro carburante può spingere a riconsiderare la composizione del parco, a limitare l’uso dell’auto aziendale per spostamenti marginali e a verificare con più attenzione il divario tra consumi dichiarati e consumi reali dei modelli in fase di rinnovo.
Car policy e tabelle ACI 2026: come aggiornare rimborsi e fringe benefit
Aggiornare la car policy nel 2026 significa partire dalle tabelle ACI 2026, pubblicate nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23 dicembre 2025 e valide dal 1° gennaio 2026. Questi dati definiscono i costi chilometrici per marca e modello, e servono sia per calcolare i rimborsi sia per determinare i fringe benefit delle auto aziendali.
Per dare un’idea concreta: una DS4 2021 1.5 BlueHDi 130 CV a gasolio presenta un costo chilometrico di 0,5356 euro al chilometro su una percorrenza di 15.000 km. Il fringe benefit annuo calcolato al 50% del costo chilometrico convenzionale arriva a 4.017 euro. Numeri che rendono evidente quanto la scelta del veicolo aziendale incida sul pacchetto retributivo complessivo.
L’Automobile Club d’Italia ricorda che l’indennità chilometrica per chi usa il proprio veicolo per lavoro viene calcolata includendo ammortamento, assicurazione, manutenzione e componente carburante. Usare sistematicamente questi valori permette di adeguare i rimborsi chilometrici all’andamento reale dei costi, senza sottostimare né gonfiare le cifre.
Controllo dei consumi e transizione verso elettrico e ibrido
Gestire il budget carburante di una flotta richiede strumenti che vadano oltre le semplici fatture delle carte. Serve monitorare chilometri percorsi, litri erogati e stili di guida in tempo quasi reale. Se due veicoli identici con missioni simili mostrano consumi molto diversi, probabilmente incidono fattori come velocità media, carichi o percorsi scelti. A quel punto si può intervenire con formazione mirata o con una diversa assegnazione dei mezzi.
Tra le azioni utili: analisi mensile dei consumi per veicolo e per conducente, soglie di allerta per scostamenti anomali, sistemi di telematica per rilevare percorsi e soste, manutenzione preventiva programmata e revisione periodica dei contratti con i fornitori di carburante. Da non sottovalutare nemmeno il peso dei pedaggi autostradali, che per le flotte su rete autostradale può assorbire una fetta significativa del budget mobilità.
Quanto alla scelta tra termico, ibrido ed elettrico, la risposta dipende dal profilo di utilizzo. Se gli spostamenti sono prevalentemente urbani, con percorrenze giornaliere compatibili con l’autonomia elettrica e possibilità di ricarica programmata, l’elettrico puro o l’ibrido plug in possono tagliare la spesa energetica in modo importante. Per le lunghe percorrenze autostradali, l’ibrido tradizionale o i diesel di ultima generazione restano spesso un compromesso efficace. La valutazione dovrebbe sempre considerare il costo totale di utilizzo, includendo manutenzione, fiscalità, pedaggi e valore residuo. Una volta individuati i profili di missione più adatti, si può pianificare un rinnovo graduale della flotta, partendo dai veicoli con i consumi più elevati e le percorrenze che massimizzano il ritorno economico della transizione.
