Il piano di Apple per rafforzare la produzione di componenti per iPhone negli Stati Uniti sta prendendo forma, con l’ingresso di nuovi partner industriali nell’American Manufacturing Program. Un programma che esiste da anni, certo, ma che negli ultimi mesi ha accelerato in modo significativo, probabilmente anche per rispondere alle pressioni politiche e commerciali legate ai dazi e alla questione della dipendenza dalla catena di fornitura asiatica.
Il cuore della strategia è semplice, almeno sulla carta: portare sempre più fasi della lavorazione dei componenti destinati agli iPhone sul suolo americano, coinvolgendo aziende locali capaci di soddisfare gli standard qualitativi richiesti da Cupertino. Non si parla di assemblaggio finale, che resta saldamente ancorato alla Cina e all’India, ma di tutto ciò che viene prima. Vetri, chip di memoria, sensori, moduli per la connettività. Pezzi che, messi insieme, rappresentano una fetta importante del valore complessivo di ogni dispositivo.
Nuovi partner e investimenti da capogiro
Apple ha annunciato l’aggiunta di nuovi fornitori americani al proprio programma manifatturiero, anche se non ha rivelato tutti i nomi. Quello che si sa è che l’azienda ha già investito oltre 5 miliardi di euro complessivi per sostenere la produzione domestica, finanziando direttamente impianti, macchinari e formazione del personale. Alcuni di questi stabilimenti si trovano in Texas, Arizona e nello stato di New York, zone che stanno diventando poli sempre più rilevanti per la filiera tecnologica statunitense.
La mossa non è puramente simbolica. Con le tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino che non accennano a placarsi, avere una base produttiva diversificata è diventata una necessità strategica. E Apple, che dipende in modo quasi totale dall’ecosistema manifatturiero cinese per l’assemblaggio, lo sa bene. Spostare anche solo una parte della produzione di componenti per iPhone negli Stati Uniti offre un margine di sicurezza che, fino a qualche anno fa, non sembrava poi così urgente.
Cosa cambia davvero per la filiera americana
Il punto interessante è che l’American Manufacturing Program non riguarda solo Apple in senso stretto. Le aziende che entrano nel programma ricevono supporto tecnologico e finanziario, ma soprattutto accesso a un ecosistema di competenze che altrimenti resterebbe fuori portata per molti produttori di medie dimensioni. Questo crea un effetto a catena: più fornitori qualificati sul territorio significa più opportunità per altri grandi marchi tech di seguire la stessa strada.
Va detto, però, che la strada è ancora lunga. La produzione negli Stati Uniti costa significativamente di più rispetto a quella asiatica, e i volumi restano incomparabili. Apple non ha mai dichiarato di voler assemblare iPhone interamente in America, e probabilmente non lo farà nel breve periodo. Ma il fatto che continui ad ampliare la rete di partner locali racconta di una direzione precisa. Secondo le ultime informazioni disponibili, il numero totale di fornitori coinvolti nell’American Manufacturing Program supera ormai le nove mila unità lavorative impiegate direttamente, distribuite in oltre trenta stati. Apple ha confermato che ulteriori espansioni del programma verranno annunciate nel corso del 2026.
