Chi pensava che le console di nuova generazione avessero già raggiunto prezzi difficili da digerire, potrebbe doversi ricredere molto presto. Una serie di fattori sta mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali, e il settore dell’elettronica di consumo rischia di pagarne le conseguenze in modo piuttosto concreto. Il punto è semplice: i costi di produzione stanno aumentando, e prima o poi questo si rifletterà sul prezzo delle console.
A pesare sulla situazione ci sono almeno due elementi che, combinati insieme, creano un mix esplosivo. Da una parte, la carenza di chip DRAM, componenti fondamentali per il funzionamento di qualsiasi dispositivo elettronico moderno. Non è la prima volta che il mercato dei semiconduttori vive momenti di tensione, ma stavolta la situazione sembra particolarmente seria. Le scorte si stanno assottigliando e i produttori faticano a tenere il passo con la domanda, che nel frattempo non accenna a diminuire. Dall’altra parte ci sono le tensioni internazionali legate all’Iran, che stanno complicando ulteriormente la logistica e il commercio globale di materie prime e componenti. Quando le rotte commerciali si inceppano o diventano meno prevedibili, i costi salgono. È una legge vecchia quanto il commercio stesso.
Nessuna azienda è davvero al riparo
La cosa che colpisce di più è che nessun grande produttore può dirsi davvero protetto da questa tempesta. Sony, Microsoft, Nintendo: tutte le aziende che operano nel mercato delle console da gioco dipendono da catene di fornitura che passano attraverso gli stessi colli di bottiglia. Non si tratta di un problema che riguarda un singolo componente o un singolo fornitore, ma di una fragilità strutturale che coinvolge l’intero ecosistema produttivo dell’elettronica.
Quando i chip DRAM scarseggiano, il prezzo di ogni singolo modulo sale. E siccome questi chip finiscono dentro praticamente tutto, dagli smartphone ai server fino, appunto, alle console, la competizione per accaparrarseli diventa feroce. I produttori di console si ritrovano a contendersi le stesse risorse con il settore automobilistico, con i data center e con i produttori di dispositivi mobili. Una gara che inevitabilmente fa lievitare i costi.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il quadro non lascia molto spazio all’ottimismo, almeno nel breve periodo. Se le tensioni geopolitiche non si allentano e la produzione di DRAM non riesce a recuperare terreno, è ragionevole aspettarsi che il prezzo delle console resti alto, o addirittura salga ulteriormente. E non parliamo solo dell’hardware: anche gli accessori e le periferiche potrebbero risentirne, dato che condividono molti degli stessi componenti.
Per chi sperava in un calo dei prezzi magari legato all’arrivo di nuovi modelli o a promozioni stagionali, la realtà potrebbe rivelarsi piuttosto diversa. Le aziende, strette tra costi di produzione in aumento e la necessità di mantenere margini sostenibili, hanno poche alternative. O assorbono parte dell’aumento internamente, riducendo i propri guadagni, oppure lo scaricano sul prezzo finale al consumatore. Storicamente, sappiamo bene quale delle due opzioni tende a prevalere.
