Nemmeno il fondo del mare riesce più a restare incontaminato. I rifiuti umani sono arrivati fin nel punto più profondo del Mar Mediterraneo, a oltre 5.100 metri sotto la superficie, in una zona che fino a poco tempo fa veniva considerata praticamente irraggiungibile. Eppure eccoli lì, depositati nel buio assoluto degli abissi, a testimoniare quanto la nostra impronta sia ormai capillare e impossibile da ignorare.
Il luogo si chiama Calypso Deep, una depressione sottomarina situata nel Mediterraneo orientale, tra la Grecia e Creta. Si tratta di una delle fosse marine meno esplorate al mondo, un posto dove la luce non arriva, la pressione è enorme e le temperature sono gelide. Un ambiente estremo, insomma, che in teoria non dovrebbe avere nulla a che fare con l’attività umana. E invece gli scienziati che hanno condotto le esplorazioni più recenti si sono trovati davanti a qualcosa di sconcertante: tracce inequivocabili di inquinamento antropico depositate proprio sul fondale di questa depressione.
Non parliamo di quantità enormi, ma il dato è significativo per quello che rappresenta. Se i rifiuti umani riescono a raggiungere profondità così estreme, significa che nessun angolo del pianeta è davvero al riparo. Il Calypso Deep era considerato uno degli ultimi ambienti marini potenzialmente vergini, e la scoperta ha fatto cadere anche questa illusione. Il materiale ritrovato comprende oggetti di varia natura, frammenti riconducibili ad attività umane che in qualche modo hanno percorso migliaia di metri di colonna d’acqua prima di posarsi sul fondo.
Come arrivano i rifiuti a 5.100 metri di profondità
È lecito domandarsi come abbiano fatto questi detriti prodotti in superficie a finire sul fondale marino. I meccanismi sono diversi e c’è da considerare che le correnti oceaniche giocano un ruolo fondamentale, trasportando materiali anche per centinaia di chilometri prima di lasciarli sprofondare. Alcuni rifiuti, soprattutto quelli più pesanti, affondano per gravità una volta che entrano in mare. Altri, come le microplastiche e i frammenti più leggeri, vengono trascinati dalle correnti profonde in un viaggio lento ma inesorabile verso il basso.
Il Mediterraneo, va detto, è un bacino particolarmente vulnerabile. È un mare semichiuso, con un ricambio d’acqua limitato rispetto agli oceani aperti, e circondato da coste densamente popolate. La combinazione di traffico navale intenso, scarichi costieri, attività di pesca e turismo crea un flusso costante di materiali che entrano nell’ecosistema marino. Parte di questi materiali finisce inevitabilmente nelle zone più profonde, compreso il Calypso Deep.
La scoperta di rifiuti umani a oltre 5.100 metri nel Mediterraneo si inserisce in un quadro più ampio. Negli ultimi anni, ricerche condotte in altre fosse oceaniche hanno restituito risultati simili. Nella Fossa delle Marianne, nel Pacifico, sono state trovate buste di plastica e frammenti di ogni tipo a quasi 11.000 metri di profondità. E tracce di contaminanti chimici di origine industriale sono state rilevate in organismi che vivono negli abissi più profondi del pianeta.

