Missione Epic ESA è il nome del nuovo progetto con cui l’Agenzia spaziale europea punta a rafforzare la propria presenza sulla Stazione Spaziale Internazionale prima che questa raggiunga la fine della sua vita operativa. L’annuncio è arrivato dopo la riunione del Consiglio dell’ESA del 19 marzo, quando gli Stati membri hanno dato il via libera formale a questa iniziativa ambiziosa.
Cosa prevede la missione Epic dell’ESA
Il cuore del progetto è semplice da capire, anche se il contesto è tutt’altro che banale. La Stazione Spaziale Internazionale si avvicina alla sua dismissione programmata, e l’ESA ha deciso che non vuole arrivarci con rimpianti. Più voli per il corpo astronauti europeo, più scienza, più visibilità. La missione Epic è stata pensata proprio con questo spirito: garantire al maggior numero possibile di astronauti selezionati dall’agenzia l’opportunità di lavorare in orbita, partecipando ad attività scientifiche che altrimenti rischierebbero di restare sulla carta.
La finestra temporale è fissata per l’inizio del 2028, il che dà all’ESA un paio d’anni buoni per organizzare ogni dettaglio. L’equipaggio previsto sarà composto da quattro persone, ma qui viene la parte interessante: non è detto che tutti e quattro saranno astronauti europei. L’Agenzia spaziale europea ha lasciato aperta la porta a collaborazioni con partner internazionali, inclusa la NASA. Il controllo e l’organizzazione della missione Epic resteranno comunque saldamente nelle mani dell’ESA, che però non rinuncia a lavorare in sinergia con chi condivide obiettivi simili.
Il corpo astronauti europeo tra presente e futuro
Nel frattempo, l’ESA non sta certo ferma. Sophie Adenot è attualmente impegnata sulla Stazione Spaziale Internazionale come parte dell’equipaggio Crew-12, il che dimostra che il flusso di astronauti europei verso l’orbita bassa non si è mai davvero interrotto. Il prossimo in lista per una permanenza di lunga durata dovrebbe essere Raphaël Liégeois, anche se la sua assegnazione formale non è ancora stata confermata ufficialmente.
Quello che emerge con chiarezza è una strategia ben precisa. L’ESA sa che il tempo a disposizione sulla Stazione Spaziale Internazionale non è infinito: la struttura, dopo oltre vent’anni di servizio, si avvia verso il decommissioning previsto entro la fine del decennio. E proprio per questo la missione Epic assume un significato che va oltre la singola spedizione. Rappresenta il tentativo europeo di sfruttare al massimo gli ultimi anni della stazione, accumulando esperienza operativa e scientifica che tornerà utile quando si passerà alle stazioni spaziali commerciali di prossima generazione.
