Steve Wozniak non ha mai avuto paura di dire quello che pensa, e stavolta il bersaglio è l’intelligenza artificiale. Il cofondatore di Apple, che nel lontano 1976 diede vita all’azienda insieme a Steve Jobs e Ronald Wayne, ha preso una posizione netta e piuttosto critica su quella che considera una deriva tecnologica guidata dall’AI. E no, non parla per sentito dire: Wozniak l’ha provata, ci ha messo le mani sopra, ma alla fine ha deciso di usarla pochissimo. Le ragioni? Fondamentalmente due, ed entrambe dicono molto su come l’intelligenza artificiale viene percepita anche da chi di tecnologia ne capisce parecchio.
Risposte generiche e troppo verbose: il primo problema secondo Wozniak
Il primo punto sollevato da Wozniak riguarda la qualità delle risposte che l’AI fornisce. A suo avviso, quando si pone una domanda davvero specifica, il risultato è quasi sempre deludente. L’intelligenza artificiale tende a restituire spiegazioni lunghe, articolate, apparentemente complete, ma che in realtà girano intorno al nocciolo della questione senza mai centrarlo davvero.
Wozniak lo ha spiegato in modo piuttosto efficace: basta fare una domanda in cui una singola parola rappresenta il vero fulcro, la direzione precisa verso cui si vuole andare, e l’AI risponde con una serie di informazioni chiare sull’argomento generale, ma non su quello che interessava davvero. È un po’ come chiedere indicazioni per una strada precisa e ricevere in cambio la mappa dell’intera città. Utile, forse. Ma non era quello che serviva. Questo tipo di comportamento, secondo il cofondatore di Apple, rende l’AI uno strumento meno affidabile di quanto venga raccontato, almeno per chi ha esigenze puntuali e non cerca risposte da manuale.
Contenuti troppo perfetti e privi di umanità
La seconda critica di Wozniak è quasi paradossale, eppure ha un senso profondo. I contenuti generati dall’intelligenza artificiale, dice, sono “troppo perfetti”. Sembra una cosa positiva, e invece è proprio lì che sta il problema. Quella perfezione formale li rende freddi, piatti, privi di qualsiasi traccia di umanità. Manca il guizzo, manca l’imperfezione che rende un testo o un’idea coinvolgente. Wozniak li definisce addirittura “deludenti“, proprio perché non trasmettono nulla a livello emotivo. Ed è un’osservazione che arriva da una persona che ha passato la vita a costruire macchine, quindi non certo da qualcuno ostile alla tecnologia per principio.
Il punto, semmai, è che la tecnologia dovrebbe amplificare la creatività umana, non sostituirla con qualcosa di sterile. Questa posizione di Wozniak si inserisce in un dibattito sempre più acceso nel mondo tech: l’AI è davvero utile per tutti? O rischia di diventare uno strumento che produce tantissimo contenuto, ma di qualità discutibile quando si va oltre la superficie? Il cofondatore di Apple sembra propendere decisamente per la seconda ipotesi, almeno allo stato attuale della tecnologia. E il fatto che a dirlo sia proprio uno dei pionieri dell’informatica moderna rende la cosa ancora più significativa per l’intero settore.
