Anche i Neanderthal avevano un loro modo di organizzare gli spazi abitativi, e questo potrebbe sorprendere parecchia gente. La scoperta smonta uno dei pregiudizi più radicati nella cultura popolare: l’idea che i nostri cugini evolutivi fossero creature primitive, incapaci di qualsiasi forma di pianificazione domestica. La realtà, come spesso accade quando si parla di preistoria, è decisamente più sfumata.
Studi recenti condotti su diversi siti archeologici europei hanno rivelato che i Neanderthal suddividevano le aree delle loro grotte e dei loro rifugi in zone funzionali. Esistevano spazi dedicati alla lavorazione degli utensili in pietra, aree riservate alla macellazione della selvaggina e persino zone destinate al riposo. Una struttura che ricorda, almeno nei principi di base, quella degli Homo sapiens che avrebbero poi popolato le stesse regioni. La differenza, però, sta nella regolarità con cui questa organizzazione veniva mantenuta.
Una gestione dello spazio meno sistematica
Quello che emerge dalle analisi è che i Neanderthal non applicavano questa organizzazione spaziale in modo costante. Gli esseri umani moderni, quando si insediavano in un luogo, tendevano a riprodurre schemi ricorrenti e a mantenerli nel tempo. I Neanderthal, invece, mostravano una maggiore variabilità: in alcuni siti la suddivisione delle aree era evidente e ben definita, in altri risultava molto più sfumata o addirittura assente.
Non si tratta di una questione di intelligenza, sia chiaro. Gli studiosi sottolineano che la capacità di organizzare uno spazio richiede competenze cognitive tutt’altro che banali: previsione, memoria spaziale, comunicazione di gruppo. I Neanderthal possedevano queste abilità. Semplicemente, le esercitavano con meno sistematicità. Alcuni ricercatori ipotizzano che la differenza possa dipendere dalle dimensioni dei gruppi sociali. I Neanderthal vivevano in comunità mediamente più piccole, e questo potrebbe aver ridotto la necessità di regole rigide nella gestione degli spazi comuni. Quando si è in pochi, la flessibilità funziona. Quando il gruppo cresce, servono convenzioni più stabili.
Un quadro che continua a evolversi
Le evidenze raccolte nei siti neanderthaliani di Francia, Spagna e Italia contribuiscono a ridisegnare il profilo di una specie troppo a lungo sottovalutata. L’immagine dell’uomo delle caverne rozzo e disordinato appartiene ormai alla storia della divulgazione scientifica più superficiale. I Neanderthal cacciavano in modo coordinato, utilizzavano pigmenti, seppellivano i loro morti e, come ora sappiamo, gestivano anche i propri spazi di vita.
La minore coerenza nella disposizione delle aree funzionali non va letta come un difetto, ma piuttosto come un tratto comportamentale diverso. Uno stile di vita più adattabile, meno vincolato a schemi fissi, che in determinati contesti ambientali poteva rappresentare perfino un vantaggio. Le ricerche in corso stanno analizzando ulteriori siti per capire se esistessero differenze regionali nell’organizzazione degli spazi tra le varie popolazioni neanderthaliane sparse nel continente europeo, un filone di indagine che potrebbe riservare altre sorprese nei prossimi anni.
