Il progetto NEO Hunter è probabilmente una delle cose più affascinanti (e meno note) a cui sta lavorando Blue Origin, la compagnia spaziale fondata da Jeff Bezos. Mentre gran parte dell’attenzione mediatica si concentra sui voli turistici suborbitali e sulla competizione con SpaceX, c’è un filone di ricerca che punta a qualcosa di molto più grande: proteggere il pianeta dalla minaccia degli asteroidi. Non si tratta di fantascienza, ma di un programma concreto sviluppato in collaborazione con la NASA, che mira a testare tecniche innovative per deviare oggetti celesti potenzialmente pericolosi.
La difesa planetaria è un tema che negli ultimi anni ha guadagnato sempre più peso nelle agende delle agenzie spaziali. La missione DART della NASA, che nel settembre 2022 ha colpito con successo l’asteroide Dimorphos modificandone la traiettoria, ha dimostrato che deviare un corpo celeste non è più solo teoria. NEO Hunter si inserisce esattamente in questa scia, ma con un approccio diverso e ambizioni potenzialmente più ampie. Blue Origin intende portare sul tavolo la propria esperienza nella progettazione di veicoli spaziali e sistemi di propulsione, affiancando la NASA nello sviluppo di nuove metodologie per intercettare e deviare asteroidi che potrebbero rappresentare un rischio per la Terra.
Cosa sappiamo del progetto NEO Hunter
I dettagli tecnici non sono ancora stati svelati del tutto, e le tempistiche restano piuttosto incerte. Quello che si sa è che il programma prevede lo studio e la sperimentazione di tecniche differenti rispetto all’impatto cinetico usato con DART. Si parla di approcci che potrebbero includere sistemi di trattore gravitazionale, deflessione tramite impulsi energetici o altre soluzioni ancora in fase di valutazione. L’idea è avere a disposizione più strumenti, perché ogni asteroide ha caratteristiche diverse: dimensioni, composizione, velocità e traiettoria cambiano da caso a caso, e una singola tecnica potrebbe non bastare.
Per Blue Origin, NEO Hunter rappresenta anche un modo per dimostrare che la compagnia non guarda solo al profitto. Il turismo spaziale resta ovviamente un pilastro del business, ma un progetto come questo ha un valore strategico enorme in termini di credibilità scientifica e rapporto istituzionale con la NASA. Collaborare su un tema così sensibile significa entrare in un circuito di fiducia che può aprire le porte a contratti ben più sostanziosi nel lungo periodo.
Perché la minaccia degli asteroidi va presa sul serio
Ogni anno vengono catalogati migliaia di oggetti near Earth, ovvero corpi celesti la cui orbita li porta relativamente vicini al nostro pianeta. La stragrande maggioranza non rappresenta alcun pericolo reale, ma basta un singolo oggetto di dimensioni significative per causare danni catastrofici. L’evento di Tunguska nel 1908, provocato dall’esplosione di un corpo celeste di poche decine di metri, rase al suolo oltre 2.000 chilometri quadrati di foresta siberiana. E quello era un asteroide piccolo.
