Quella dei pulsanti touch nelle auto non era vera innovazione, ma soprattutto una strategia per tagliare i costi. A dirlo senza giri di parole è Benedetto Vigna, amministratore delegato di Ferrari, che ai microfoni di Autocar India ha rilasciato una dichiarazione piuttosto netta: i comandi touch costano il 50% in meno rispetto a quelli fisici, e sono stati progettati per avvantaggiare i fornitori, non chi guida. Schermi e superfici capacitive, insomma, non sarebbero il grande passo avanti che ci hanno raccontato, ma un modo per abbattere i costi di produzione spacciandolo per progresso.
La filosofia di Ferrari sui comandi touch
La presa di posizione di Vigna trova riscontro concreto nella Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica del marchio di Maranello. La plancia è dominata da comandi fisici, nessuna distesa di superfici touch da sfiorare sperando di centrare il tasto giusto. Si torna alla concretezza tattile del pulsante che si preme, che restituisce un feedback meccanico reale e, soprattutto, non costringe chi guida a togliere gli occhi dalla strada. Una scelta quasi provocatoria, considerando che oggi persino le utilitarie più economiche arrivano con display touchscreen enormi.
Chiunque abbia provato a regolare la temperatura dell’aria condizionata navigando tra sottomenù e icone microscopiche su un sistema di infotainment sa esattamente quanto sia frustrante. I comandi touch trasformano ogni regolazione in una piccola caccia al tesoro digitale: lo sguardo abbandona la strada, il dito cerca un’icona su una superficie priva di riscontro tattile, e intanto l’auto continua a muoversi. Con un pulsante fisico, la mano si muove per memoria muscolare, trova il comando al tatto e lo aziona senza distrarsi. Non è nostalgia, è ergonomia ed è sicurezza stradale. Non a caso anche Euro NCAP ha iniziato a penalizzare le auto che eliminano i comandi fisici per le funzioni essenziali.
Retrofit per tutta la gamma: addio ai comandi capacitivi al volante
La notizia forse più interessante riguarda chi una Ferrari con comandi touch la possiede già. Maranello ha confermato che i nuovi pulsanti fisici al volante, introdotti sulla 296 Speciale e sulla entry level Amalfi, saranno disponibili come opzione retrofit per l’intera gamma attuale. Chi ha un modello equipaggiato con i contestati comandi capacitivi potrà finalmente liberarsene: dalla granturismo Roma al SUV Purosangue, passando per le sportive ibride della famiglia 296 e SF90, fino alla recente 12Cilindri.
A spiegare i dettagli è stato Gianmaria Fulgenzi, responsabile dello sviluppo prodotto, in un’intervista a Top Gear: non serve nemmeno sostituire l’intero volante, basta cambiare la parte centrale. L’operazione non richiede nessun viaggio fino a Maranello, sarà sufficiente rivolgersi alla propria concessionaria ufficiale, dove i tecnici si occuperanno della sostituzione e di una verifica dinamica del corretto funzionamento. Sui costi Fulgenzi non si è sbilanciato, e trattandosi di ricambi Ferrari nessuno si aspetta cifre contenute. Ma per una clientela abituata a configuratori dove anche il colore delle pinze freno ha un prezzo a quattro cifre, difficilmente sarà questo il dettaglio a frenare la corsa all’aggiornamento.
Ferrari punta sulla qualità percepita e sfida il trend degli abitacoli tablet
Vigna ha voluto inquadrare tutto in una cornice più ampia, che tocca l’identità stessa del marchio: “Non abbiamo problemi a vendere prodotti elettronici di consumo tutti uguali, ma non ci piace vendere auto tutte identiche. Dobbiamo fare qualcosa di unico”. Una dichiarazione che segna una distanza netta rispetto alla tendenza di molti costruttori a trasformare gli abitacoli in tablet su quattro ruote, dove l’unica differenza tra un modello e l’altro è il logo sul volante. Ferrari sceglie di investire nella qualità percepita, nella fisicità dell’interazione, nella sensazione che ogni comando risponda con la stessa precisione meccanica del cambio o dello sterzo.
