Trenta esemplari di Ibis eremita hanno scelto un posto decisamente scomodo per stabilirsi: la base militare di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. E no, non è un dettaglio da poco. Questi uccelli, tra i più rari in Europa e nel mondo intero, stanno creando seri problemi alle operazioni di volo della struttura militare. Una situazione surreale, se vogliamo, ma che racconta molto dello stato di fragilità in cui versa questa specie.
L’Ibis eremita non è un volatile qualunque. La sua popolazione globale si aggira intorno al migliaio di esemplari in tutto il pianeta. Per capire la portata del numero: quei 30 uccelli presenti ad Aviano rappresentano circa il 3% dell’intera specie vivente. Un dato che dà le vertigini, e che rende ogni singolo individuo preziosissimo dal punto di vista della conservazione della biodiversità.
Perché la presenza degli Ibis eremita è un problema per Aviano
Le basi militari aeree hanno regole rigidissime in materia di sicurezza del volo. Qualsiasi presenza animale nelle vicinanze delle piste rappresenta un rischio concreto, e quando si parla di uccelli di una certa dimensione il pericolo cresce in modo esponenziale. Gli Ibis eremita, con la loro apertura alare e le abitudini di volo, possono interferire con le traiettorie dei velivoli. Il fenomeno, noto in ambito aeronautico come bird strike, è tutt’altro che raro e può avere conseguenze gravissime sia per gli animali sia per i piloti.
Il punto delicato sta tutto qui: non si possono semplicemente allontanare. L’Ibis eremita è una specie protetta a livello internazionale, inserita nelle liste degli animali a rischio critico di estinzione. Qualsiasi intervento deve essere concordato con enti di tutela ambientale e seguire protocolli estremamente rigorosi. Spostare trenta esemplari di una specie così rara non è come scacciare un gruppo di piccioni da un cornicione.
Una specie al limite dell’estinzione che cerca spazio
La storia dell’Ibis eremita è quella di un animale che per secoli ha visto ridursi drasticamente il proprio habitat naturale. Un tempo diffuso in buona parte dell’Europa meridionale, del Nord Africa e del Medio Oriente, oggi sopravvive in pochissime colonie, alcune delle quali frutto di programmi di reintroduzione faticosamente portati avanti da organizzazioni internazionali. Alcune di queste colonie si trovano proprio nell’area alpina, dove progetti come quelli del team Waldrappteam hanno lavorato per anni per insegnare ai giovani esemplari le rotte migratorie.
Il fatto che un gruppo così consistente si sia stabilito proprio dentro una base militare racconta, in fondo, quanto sia ridotto lo spazio disponibile per questi animali. Non hanno molte alternative. E la convivenza forzata con le attività umane, in questo caso di natura militare, mette in evidenza un conflitto che non ha soluzioni semplici.
Le autorità della base di Aviano e gli enti preposti alla tutela della fauna selvatica stanno lavorando per trovare un equilibrio tra le esigenze operative e la protezione di questi uccelli. Ma con una popolazione globale stimata intorno ai mille individui, ogni decisione pesa enormemente sul futuro dell’intera specie.
