Il rapporto tra intelligenza artificiale e salute sta diventando sempre più stretto, e le novità delle ultime settimane lo dimostrano in modo piuttosto eloquente. Da una parte Withings che apre un canale diretto con Claude, il chatbot di Anthropic. Dall’altra Fitbit che alza l’asticella collegando addirittura la cartella clinica al proprio coach digitale. Due approcci diversi, ma con un denominatore comune: mettere l’AI al servizio del monitoraggio della salute personale, con tutto ciò che ne consegue in termini di opportunità e, naturalmente, di rischi.
Partiamo da Withings. È stato rilasciato un server MCP open source, ovvero un programma che funziona da ponte tra i dispositivi Withings e Claude. Il meccanismo è semplice nella sua logica: invece di aprire l’app e scorrere grafici, si possono fare domande dirette in linguaggio naturale. Qualcosa tipo “com’è andato il sonno questa settimana?” oppure “qual è la frequenza cardiaca a riposo?”, e l’AI risponde con un’analisi strutturata. Il server supporta tutti i dispositivi che sincronizzano dati con l’account Withings: bilance smart, smartwatch ibridi, il tappetino Sleep Analyzer, i misuratori di pressione. Le categorie di dati accessibili spaziano dalle fasi del sonno (leggera, profonda, REM) alla frequenza cardiaca notturna, passando per la composizione corporea, i dati cardiovascolari come ECG e rilevamento della fibrillazione atriale, fino all’attività fisica con passi, calorie e riepiloghi degli allenamenti.
Sul fronte privacy, il server gira in locale sul computer dell’utente e comunica con le API ufficiali di Withings tramite accesso sicuro. Le credenziali non vengono mai condivise con l’AI, e i dati passano a Claude solo su richiesta esplicita. L’accesso può essere revocato in qualsiasi momento. Tra l’altro, trattandosi di un progetto open source, chiunque abbia competenze tecniche può esaminare il codice e verificare come vengono gestite le informazioni. Va detto che Withings ha già una funzione AI proprietaria chiamata “Withings Intelligence”, integrata nell’app ma in beta e riservata agli abbonati al piano a pagamento. Il server MCP rappresenta quindi un’alternativa gratuita, accessibile anche a chi non ha un abbonamento attivo.
Fitbit alza il tiro: la cartella clinica entra nell’app
Il Personal Health Coach di Fitbit, già disponibile in anteprima per gli abbonati Fitbit Premium, sta per fare un salto notevole. Google ha annunciato che a partire dal prossimo mese gli utenti statunitensi nella Public Preview potranno collegare la propria cartella clinica all’app. Esami del sangue, farmaci assunti, storico delle visite: tutto questo diventerà parte del contesto su cui il coach costruisce i propri consigli, affiancandosi ai dati già raccolti dal dispositivo indossabile.
L’integrazione avviene tramite partner terzi che gestiscono la verifica dell’identità e il recupero dei dati presso i fornitori sanitari. Una volta connessa la cartella, il coach potrà rispondere a domande specifiche, per esempio su come migliorare un valore del colesterolo, attingendo alla storia clinica reale anziché limitarsi a suggerimenti generici. È prevista anche la possibilità di condividere i riepiloghi con un medico o un familiare tramite QR code. Google precisa che i dati medici saranno archiviati in modo sicuro e non verranno utilizzati per scopi pubblicitari, e che la funzione non è pensata per diagnosticare o trattare patologie.
Lo stesso aggiornamento porta un miglioramento dichiarato del 15% nell’accuratezza del rilevamento delle fasi del sonno, con modelli ora capaci di distinguere meglio il momento in cui si cerca di addormentarsi da quello in cui si è effettivamente preso sonno. Sempre dal prossimo mese sarà possibile collegare un monitor per il glucosio continuo, per chiedere al coach come specifici pasti o allenamenti influenzino i valori glicemici.
