Game Boy Advance compie 25 anni dal suo debutto giapponese e il momento è perfetto per ripercorrere la storia di una console portatile che ha segnato un’epoca intera per milioni di giocatori. Era il 21 marzo 2001 quando Nintendo lanciò in Giappone quella che sarebbe diventata la prima portatile a 32 bit della casa di Kyoto, aprendo un capitolo nuovo per il gaming in mobilità. In Europa e Nord America l’arrivo avvenne qualche mese dopo, rispettivamente il 22 giugno e l’11 giugno dello stesso anno, seguendo quella logica di lanci scaglionati che era ancora la norma nel mercato videoludico di inizio millennio.
L’ultimo vero Game Boy e il suo posto nella storia
Game Boy Advance, insieme alle successive varianti Game Boy Advance SP e Game Boy Micro, rappresenta l’ultimo modello a portare il nome della storica linea Game Boy. Da quel momento in poi, Nintendo avrebbe cambiato rotta nelle denominazioni, abbandonando un brand che per oltre un decennio aveva significato “portatile” nell’immaginario collettivo.
Dal punto di vista tecnico, la console viveva una condizione piuttosto particolare. La potenza era cresciuta parecchio rispetto al predecessore, ma il legame con la grafica 2D restava fortissimo. Nel frattempo le console casalinghe stavano prendendo tutt’altra direzione visiva, e questo rese Game Boy Advance il posto perfetto per chi voleva continuare a godersi uno stile videoludico più classico, quasi nostalgico già allora. Nintendo stessa lo utilizzò in larga parte per riproporre versioni riadattate di grandi titoli dell’era 16 bit, forse senza sfruttare fino in fondo le possibilità offerte dall’hardware per nuovi capitoli delle serie principali. Anche se, va detto, i titoli di qualità non mancarono affatto.
C’era però un problema ben noto a chiunque abbia posseduto la prima versione della console: la mancanza di retroilluminazione. Giocare al buio, o anche solo in condizioni di luce non ideali, era un’impresa. La scelta derivava dalla necessità di contenere i consumi energetici, ma fu criticatissima. Nel 2003 arrivò finalmente Game Boy Advance SP, con il suo design a conchiglia e lo schermo retroilluminato che risolveva la questione una volta per tutte.
Un successo enorme ma con una vita breve
I numeri parlano chiaro: 81,51 milioni di unità vendute secondo le ultime stime disponibili. Eppure, nonostante questo risultato impressionante, Game Boy Advance ebbe una vita commerciale sorprendentemente corta. Già nel 2004, Nintendo DS cominciò a rubargli la scena. La cosa curiosa è che inizialmente Nintendo non considerava nemmeno DS come il vero successore di Game Boy Advance, preferendo definirlo un “terzo pilastro” della propria produzione hardware. Quella visione non si concretizzò mai davvero: l’attenzione del pubblico e della stessa azienda si spostò rapidamente sulla console a doppio schermo, che divenne a tutti gli effetti la nuova portatile di riferimento.
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