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Carburanti, la Spagna taglia l’IVA dal 21% al 10%: cosa fa invece l’Italia

La Spagna dimezza l'IVA sui carburanti e cancella le accise, mentre l'Italia risponde con uno sconto temporaneo di venti giorni: due strategie a confronto.

scritto da Manuel De Pandis 22/03/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
diesel
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Il taglio dell’IVA sui carburanti è la mossa con cui la Spagna di Pedro Sanchez prova a mettere un freno alla corsa dei prezzi alla pompa, mentre l’Europa fa i conti con le conseguenze del conflitto in Iran sui mercati energetici. Un pacchetto di misure deciso, approvato dal Consiglio dei ministri riunito a Madrid, che punta dritto a ridurre il peso della fiscalità su chi ogni giorno fa il pieno. E che inevitabilmente invita al confronto con quello che sta succedendo in Italia.

Partiamo dai numeri, perché qui si capisce la portata della cosa. L’IVA sui carburanti in Spagna passa dal 21% al 10%. Non è poco. Ma il governo spagnolo non si è fermato qui: ha deciso anche di eliminare l’imposta speciale sugli idrocarburi, e secondo le stime questo doppio intervento dovrebbe far calare il prezzo alla pompa di una cifra compresa tra i 30 e i 40 centesimi al litro, sia per la benzina che per il diesel. Parliamo di un impatto che si sente subito, nel portafoglio di milioni di automobilisti.

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Il piano spagnolo, tra l’altro, non riguarda solo i carburanti. Si estende al comparto elettrico, con la cancellazione della tassa speciale del 5% sull’energia e il taglio dell’imposta sul valore della produzione elettrica. Un intervento a tutto campo, insomma, pensato per alleggerire la bolletta energetica nel suo complesso.

La strategia italiana: accise tagliate ma solo per venti giorni

E in Italia? Qui la strada scelta dal governo guidato da Giorgia Meloni è stata diversa, più rapida ma anche più limitata nel tempo. Per rispondere alle stesse tensioni legate al Medio Oriente, è stato varato un decreto legge centrato sul taglio delle accise. Lo sconto garantito è stato di circa 25 centesimi al litro, ma con una finestra temporale stretta: venti giorni, dal 19 marzo al 7 aprile 2026. Il costo per le casse dello Stato? Circa 500 milioni di euro.

L’effetto pratico comunque si è visto. Il prezzo della benzina è tornato in media a 1,62 euro al litro, livelli che non si vedevano da prima dell’emergenza. Il diesel è sceso a 1,85 euro al litro rispetto ai 2,10 euro toccati nel momento peggiore, anche se resta ancora leggermente sopra la soglia precedente alla crisi.

Due filosofie a confronto sul caro energia

Quello che emerge dal confronto tra Spagna e Italia sono due approcci profondamente diversi alla stessa emergenza. Da una parte Madrid, che ha scelto un intervento strutturale sulla fiscalità energetica con il taglio dell’IVA sui carburanti e l’eliminazione delle imposte speciali. Dall’altra Roma, che ha optato per una misura più contenuta e a scadenza ravvicinata, puntando sulle accise con un orizzonte di soli venti giorni. Il prezzo alla pompa in Spagna potrebbe calare fino a 40 centesimi al litro, mentre lo sconto italiano si è fermato a 25 centesimi. Due risposte che fotografano la fragilità degli approvvigionamenti energetici europei e la necessità per ciascun Paese di trovare soluzioni proprie, con tempi e risorse molto differenti.

accisecarburantienergiaivaspagna
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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