La Handheld Mode Boost di Switch 2 è già diventata uno degli argomenti più discussi tra i possessori della nuova console Nintendo. Introdotta pochi giorni fa con l’aggiornamento di sistema v22.0.0, questa funzione promette di far girare i giochi della prima Switch in modalità portatile con una qualità visiva paragonabile a quella ottenuta collegando la console alla dock. Tutto molto bello, sulla carta. Ma c’è un però che era facile prevedere, e ora i numeri lo confermano.
Quando si spinge l’hardware oltre le sue frequenze operative standard, qualcosa deve cedere. E quel qualcosa, nel caso di Switch 2, è la durata della batteria. Un utente su Reddit ha deciso di mettere alla prova la funzione con Doom del 2019, un titolo che rappresenta un buon banco di prova per questo tipo di test. In pratica si è passati da circa 5 ore e 5 minuti di autonomia a 3 ore e 43 minuti con la Handheld Mode Boost attiva. Parliamo di una riduzione di quasi il 27%, che non è affatto trascurabile per chi usa la console prevalentemente in mobilità.
Il Boost per Nintendo Switch 2: come funziona e con quali limiti
Il meccanismo alla base della Handheld Mode Boost è piuttosto interessante, e vale la pena capirlo bene. In pratica, quando questa opzione è attiva, Switch 2 “inganna” il gioco in esecuzione facendogli credere di essere collegata a uno schermo TV. Il titolo si comporta di conseguenza, applicando le impostazioni grafiche pensate per la modalità docked, con risoluzioni più alte e dettagli visivi superiori.
Un esempio lampante arriva da Xenoblade Chronicles 2, che notoriamente è uno dei titoli più problematici sia sulla prima Switch che sulla nuova console. I miglioramenti visivi con il Boost attivo sono evidenti e apprezzabili, ma questo trucco porta con sé alcune limitazioni pratiche che non vanno sottovalutate.
Touch screen disabilitato e controller “travestiti”
Proprio perché il sistema simula la modalità TV, il touch screen non è utilizzabile nei giochi quando la Handheld Mode Boost è attiva. Questo ha senso, se si pensa che nessun gioco prevede input touch mentre è collegato alla dock, ma può risultare scomodo per chi è abituato a sfruttare questa funzione in portatile.
C’è poi la questione dei Joy-Con 2. Quando sono collegati fisicamente alla console con il Boost attivo, vengono riconosciuti dal sistema come un Pro Controller. È una conseguenza diretta della simulazione della modalità docked. Per chi volesse utilizzare altri controller, l’unica soluzione è scollegare fisicamente i Joy-Con dalla console. Un passaggio in più che non è drammatico, certo, ma che conferma come questa funzione sia pensata più come un’opzione per chi vuole spremere il massimo dalla qualità grafica, piuttosto che come impostazione da tenere sempre attiva. Del resto, Nintendo ha scelto di renderla attivabile e disattivabile liberamente, lasciando a ciascuno la libertà di decidere se privilegiare l’autonomia o la resa visiva.
