La corsa al 5G in Italia potrebbe subire una bella accelerata. TIM e la nuova realtà nata dalla fusione Fastweb + Vodafone hanno firmato poche ore fa un accordo non vincolante per costruire e gestire insieme nuove torri per la telefonia mobile su tutto il territorio nazionale. Il numero fa impressione: si parla di un massimo di 6.000 nuovi siti, un piano ambizioso che punta a colmare quei buchi nella copertura 5G che ancora penalizzano buona parte del Paese.
L’idea di fondo è semplice, anche se la messa a terra sarà tutt’altro che banale. Mettere insieme risorse e competenze di due grandi operatori consente di tagliare i costi, evitare duplicazioni e portare il 5G dove oggi ancora non arriva, o arriva male. Nella nota stampa ufficiale, le due parti spiegano che il progetto mira a «migliorare l’efficienza operativa e allineare i costi alla media europea, mantenendo allo stesso tempo standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione». Insomma, si vuole spendere meglio per costruire di più.
Come funzionerà la joint venture tra TIM e Fastweb + Vodafone
Dal punto di vista pratico, il progetto partirà sotto forma di una joint venture paritetica tra TIM e Fastweb + Vodafone. Entrambe avranno quindi lo stesso peso nelle decisioni. Non è escluso, però, che in una fase successiva possano entrare anche investitori esterni, un dettaglio non da poco perché aprirebbe le porte a capitali freschi capaci di sostenere un piano che si svilupperà su più anni.
C’è poi un aspetto che vale la pena sottolineare: la nuova infrastruttura non sarà riservata solo ai due partner. Gli operatori hanno chiarito che le torri saranno rese disponibili anche ad altri operatori di telecomunicazioni, seguendo un modello di accesso aperto. Questo significa che anche realtà più piccole potranno appoggiarsi a questi siti, pagando ovviamente il dovuto, ma senza dover affrontare da sole l’investimento colossale che serve per mettere in piedi una torre.
TIM e Fastweb + Vodafone saranno comunque i principali inquilini delle nuove strutture, con accordi a lungo termine per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato. È prevista anche la possibilità di introdurre servizi aggiuntivi, anche se su questo fronte i dettagli sono ancora tutti da definire.
Tempi e autorizzazioni: cosa manca
Prima che si pianti il primo palo, serviranno naturalmente le autorizzazioni delle autorità competenti. Il piano di sviluppo è articolato su più anni, quindi non si parla di qualcosa che cambierà la situazione dall’oggi al domani. Ma il segnale è chiaro: i due principali gruppi della telefonia italiana hanno deciso che sul 5G conviene collaborare piuttosto che farsi concorrenza sulle infrastrutture fisiche. Una scelta che in altri Paesi europei è già realtà da tempo e che in Italia, fino a oggi, aveva faticato a concretizzarsi.
Il piano per le 6.000 nuove torri resta comunque subordinato alla firma di un accordo vincolante definitivo, che dovrà seguire l’intesa preliminare appena siglata tra TIM e Fastweb + Vodafone.
