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MacBook Neo batte il cloud nei benchmark: i risultati sono assurdi

Il MacBook Neo supera le macchine cloud nei test a freddo grazie allo storage NVMe locale, ribaltando ogni aspettativa sui benchmark.

scritto da Manuel De Pandis 19/03/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
MacBook Neo
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MacBook Neo batte le macchine cloud nei test “a freddo”: sembra assurdo, eppure è esattamente quello che emerge dai benchmark pubblicati da Gábor Szárnyas di DuckDB. Un portatile entry level che supera infrastrutture con risorse enormemente superiori non è qualcosa che ci si aspetta di leggere ogni giorno, e invece i numeri parlano chiaro. Almeno in alcuni scenari molto specifici.

Un portatile con chip da smartphone contro il cloud

Partiamo dal contesto, perché è fondamentale per capire cosa è successo davvero. Da una parte c’è MacBook Neo, un laptop con 512 GB di memoria di archiviazione e un chip che, diciamolo senza giri di parole, nasce dal mondo smartphone. Dall’altra parte ci sono due istanze cloud con specifiche che farebbero impallidire qualsiasi configurazione desktop: parliamo di una macchina con 192 vCPU e 384 GB di RAM. Sulla carta non dovrebbe esserci nemmeno partita, il divario di potenza bruta è enorme.

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Eppure i risultati raccontano una storia diversa. I benchmark utilizzati per il confronto sono ClickBench e TPC-DS, due standard di riferimento quando si tratta di valutare le prestazioni su query complesse e dataset di grandi dimensioni. Roba seria, insomma, non test sintetici fini a se stessi. E qui arriva la parte interessante, quella che ribalta un po’ le aspettative.

La differenza tra “freddo” e “caldo” cambia tutto

Il punto cruciale sta nella distinzione tra esecuzione a freddo e a caldo. Nel test ClickBench “a freddo”, cioè senza dati precaricati in cache, MacBook Neo ha letteralmente dominato. Ha completato le query in meno di un minuto, risultando fino a 2,8 volte più veloce rispetto a entrambe le macchine cloud. Un dato che fa riflettere parecchio su come funzionano davvero certe architetture.

La spiegazione, a ben guardare, ha una sua logica precisa. MacBook Neo utilizza uno storage NVMe locale, fisicamente integrato nel dispositivo. Le istanze cloud, invece, si appoggiano a dischi di rete, che nelle prime letture scontano una latenza nettamente superiore. Quando i dati non sono ancora in memoria e bisogna andarseli a prendere dal disco, la velocità dello storage fa tutta la differenza del mondo. E uno storage locale veloce batte un disco remoto, anche se dietro quel disco remoto c’è un’infrastruttura da centinaia di processori virtuali.

Questo non significa ovviamente che MacBook Neo sia una macchina più potente in senso assoluto. Nei test “a caldo”, con la cache già popolata, le istanze cloud recuperano terreno e fanno valere la loro potenza di calcolo superiore. Ma il fatto che un portatile entry level riesca a prevalere in modo così netto negli scenari a freddo racconta molto su quanto lo storage locale possa incidere nelle prestazioni reali, specialmente su carichi di lavoro legati ai big data.

benchmarkcloudDuckDBMacBookNVMe
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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