Sembra un paradosso, eppure lo scioglimento dell’iceberg A23a sta producendo un effetto che nessuno si aspettava: sta facendo del bene all’oceano. Almeno in un certo senso. La storia di questo colosso di ghiaccio è nota da tempo. Si staccò dall’Antartide nel 1986, pesava quasi un trilione di tonnellate e copriva una superficie di circa 4.000 km quadrati. Per quasi quarant’anni è rimasto in qualche modo ancorato, bloccato, quasi dimenticato. Poi ha iniziato a muoversi, e adesso si sta dissolvendo nelle acque dell’Atlantico del Sud.
E qui arriva la parte che nessuno aveva messo in conto. L’iceberg A23a, mentre si scioglie, sta rilasciando nell’oceano enormi quantità di nutrienti. Parliamo di ferro, silicati e altre sostanze minerali che erano rimaste intrappolate nel ghiaccio per decenni. Questi nutrienti finiscono in acqua e innescano un processo naturale piuttosto potente: la fertilizzazione dell’oceano. Il fitoplancton, cioè quegli organismi microscopici che stanno alla base della catena alimentare marina, trova improvvisamente un ambiente ricchissimo in cui proliferare. E quando il fitoplancton esplode, tutto il resto segue a ruota.
Un effetto a catena che parte dal ghiaccio dell’iceberg
Il meccanismo è affascinante nella sua semplicità. L’iceberg A23a trasporta con sé materiale raccolto dal fondale antartico quando si è formato, quasi quattro decenni fa. Quel materiale, una volta liberato dallo scioglimento, diventa carburante biologico per l’ecosistema marino circostante. Le immagini satellitari mostrano chiaramente delle scie verdi nell’oceano lungo il percorso del blocco di ghiaccio: sono fioriture di fitoplancton visibili dallo spazio, il segnale inequivocabile che qualcosa di grosso sta succedendo sotto la superficie.
Questo fenomeno non è del tutto nuovo nella letteratura scientifica. Gli iceberg che si staccano dall’Antartide hanno sempre avuto un ruolo nel trasportare nutrienti verso acque che normalmente ne sono povere. Ma la scala di ciò che sta accadendo con A23a è un’altra cosa. Le dimensioni di questo iceberg sono state talmente enormi che la quantità di nutrienti rilasciati durante lo scioglimento supera di gran lunga ciò che normalmente si osserva.
La triste ironia dietro il fenomeno dello scioglimento dell’iceberg più grande di tutti
C’è però un aspetto che non va trascurato. Per quanto lo scioglimento dell’iceberg A23a stia producendo un effetto positivo a livello locale sull’ecosistema marino, resta il fatto che stiamo parlando di un processo legato a dinamiche climatiche più ampie. Il distacco e la successiva dissoluzione di blocchi di ghiaccio di queste dimensioni raccontano anche un’altra storia, quella di un continente antartico che perde massa glaciale a ritmi crescenti.
Il fitoplancton che fiorisce grazie ai nutrienti rilasciati ha anche un’altra proprietà interessante: assorbe anidride carbonica dall’atmosfera durante la fotosintesi. Quindi, paradossalmente, lo scioglimento di A23a potrebbe contribuire, seppur in misura limitata, a sottrarre CO2 dall’aria. Un piccolo effetto compensativo, dentro un quadro climatico globale ben più complesso e preoccupante.

