Highguard ha chiuso i battenti la settimana scorsa, ma la storia non finisce qui. A quanto pare, diversi giocatori stanno ricevendo rimborsi per le micro-transazioni effettuate all’interno del marketplace del gioco. Non c’è nessuna comunicazione ufficiale da parte degli sviluppatori, eppure le testimonianze che circolano su Reddit e quelle raccolte da Kotaku raccontano tutte la stessa cosa: soldi indietro per gli acquisti in-game, ora che il servizio non esiste più.
Il dettaglio interessante è che questi rimborsi sembrano provenire principalmente dal PlayStation Store, il che fa pensare a una politica specifica di Sony per situazioni del genere. Quando un gioco chiude e i contenuti acquistati diventano inaccessibili, evidentemente lo store di PlayStation interviene in qualche modo. Per quanto riguarda PC e Xbox, al momento non ci sono conferme simili, ma la questione resta aperta e potrebbe evolversi nei prossimi giorni.
Una parabola brevissima e piuttosto amara
La vicenda di Highguard è una di quelle storie che lasciano l’amaro in bocca. Il gioco era comparso a sorpresa come annuncio speciale nello spazio finale dei The Game Awards 2025, quella finestra solitamente riservata alle novità di grosso calibro. Un palcoscenico enorme, insomma. Eppure questo action live service ha avuto vita difficile fin dal primo momento. L’accoglienza era stata tiepida, piena di dubbi e sospetti. Al lancio, una fetta di utenza si era lasciata convincere, ma i numeri complessivi non sono mai decollati davvero.
Il risultato? Server spenti il 12 marzo, dopo appena 45 giorni dal lancio. Quarantacinque giorni. Un lasso di tempo così breve che è improbabile che i giocatori abbiano potuto spendere cifre enormi in micro-transazioni. Eppure, anche per piccoli importi, i rimborsi stanno arrivando, probabilmente grazie alle politiche dei singoli store digitali piuttosto che a una decisione diretta del team di sviluppo.
Il mistero sul destino di Wildlight
E qui la faccenda si fa ancora più cupa. Wildlight, il team responsabile dello sviluppo di Highguard, sembra essere sparito nel nulla. La pagina ufficiale su LinkedIn non è più raggiungibile e il sito web dello studio è andato completamente offline. Nessun comunicato, nessun messaggio di commiato, nessuna spiegazione. Il silenzio totale non lascia presagire nulla di buono, e tutto porta a pensare che lo studio possa essere stato chiuso definitivamente insieme al suo unico prodotto.
Una situazione che ricorda altri casi simili nel panorama dei live service, dove progetti ambiziosi si sono schiantati contro la realtà di un mercato spietato. Per Highguard, la chiusura dopo neanche due mesi rappresenta uno dei cicli di vita più brevi nella storia recente del genere. Il fatto che almeno alcuni giocatori stiano ottenendo indietro quanto speso tramite il PlayStation Store è l’unica nota vagamente positiva in tutta questa vicenda.
