Il cybercrime in Europa non è più un fenomeno sporadico o legato a singoli episodi eclatanti. Sta diventando, a tutti gli effetti, una vera e propria industria organizzata, con numeri che fanno impressione e una capacità di adattamento che mette in difficoltà anche le difese più strutturate. A confermarlo sono i dati raccolti da Akamai Technologies, che ogni giorno, attraverso oltre 4.400 punti di presenza distribuiti in più di 130 paesi, intercetta e analizza milioni di tentativi di attacco informatico. E il quadro che ne esce racconta di un’Europa sempre più nel mirino, con l’Italia tra i paesi più colpiti.
Attacchi API in crescita del 32% e bot sempre più intelligenti
Uno dei dati più significativi riguarda gli attacchi API, cresciuti del 32% nell’ultimo periodo di osservazione. Le API, per chi non mastica troppo il gergo tecnico, sono quei canali che permettono a software diversi di comunicare tra loro. Praticamente ogni app, ogni servizio online, ogni piattaforma bancaria ne fa uso. E proprio per questo sono diventate un bersaglio privilegiato: più aumenta la loro diffusione, più cresce la superficie esposta agli attacchi.
A questo si aggiunge la crescita esponenziale dei bot basati sull’intelligenza artificiale. Non si parla dei vecchi bot rudimentali che tentavano accessi con password banali. Quelli nuovi sono capaci di simulare comportamenti umani in modo molto più convincente, aggirare sistemi di protezione come i CAPTCHA e condurre operazioni su larga scala con una velocità impressionante. Il cybercrime in Europa sfrutta queste tecnologie per automatizzare frodi, raccogliere credenziali e saturare i sistemi con traffico malevolo.
Ransomware multi estorsione: la strategia si fa più aggressiva
L’altro fronte caldo è quello del ransomware, che ormai ha superato la fase del “semplice” ricatto. La nuova frontiera si chiama multi estorsione: i gruppi criminali non si limitano più a cifrare i dati e chiedere un riscatto per restituirli. Prima li rubano, poi minacciano di pubblicarli, poi attaccano anche clienti e partner della vittima. È una pressione su più livelli, pensata per non lasciare scampo a chi subisce l’attacco. E funziona, perché costringe molte organizzazioni a pagare pur di evitare danni reputazionali enormi.
Il cybercrime in Europa si muove ormai con logiche da impresa: divisione dei ruoli, strumenti condivisi, modelli di business scalabili. Esistono veri e propri servizi “as a service” nel dark web, dove anche chi non ha competenze tecniche può acquistare kit di attacco pronti all’uso. Il risultato è un ecosistema criminale che cresce più velocemente delle contromisure.
L’Italia tra i paesi europei più esposti
Tra i dati più preoccupanti c’è la posizione dell’Italia, che figura stabilmente tra i paesi europei più colpiti. Il tessuto imprenditoriale italiano, fatto in larga parte di piccole e medie imprese spesso prive di budget adeguati per la sicurezza informatica, rappresenta un terreno particolarmente fertile per gli attaccanti. Molte realtà non dispongono di team dedicati alla cybersecurity e si affidano a soluzioni minime, il che le rende vulnerabili sia agli attacchi API sia alle campagne ransomware più sofisticate.
