Praticamente chiunque, almeno una volta nella vita, ha avuto la tentazione di appoggiare la lingua su una superficie gelata. Magari un lampione, una ringhiera, una sbarra qualsiasi. Chi lo ha fatto sa benissimo come va a finire: la lingua resta letteralmente incollata al metallo. Ma quello che molti non sanno è che le conseguenze possono essere parecchio serie, e non si parla solo di un momento imbarazzante. Due studi recenti hanno indagato a fondo cosa succede quando si compie questo gesto apparentemente innocuo, e i risultati fanno riflettere.
Il progetto è stato guidato da Anders Hagen Jarmund, ricercatore della Norwegian University of Science and Technology, che conosce bene il problema anche per esperienza personale. “Vengo da una piccola località chiamata Hattfjelldal, dove fa piuttosto freddo d’inverno. Non ricordo se si trattasse di un cartello stradale o di un lampione dietro la scuola, ma ricordo di averlo leccato e di essermi ritrovato con la lingua incollata”, ha raccontato lo stesso Jarmund.
856 segnalazioni e un primo caso documentato nel 1845
Nel primo studio, il team ha passato al setaccio la letteratura scandinava partendo addirittura dai giornali del 1748. L’obiettivo era chiaro: trovare tutti i casi documentati di persone rimaste con la lingua incollata al metallo ghiacciato. Sono saltate fuori 856 segnalazioni di incidenti simili, di cui 113 casi unici, non riportati da più testate. Il primo caso documentato risale al 1845, il che dà un’idea di quanto il fenomeno sia radicato nel tempo.
I dati mostrano che oltre il 60% dei casi riguardava ragazzi, e nella maggior parte delle situazioni le conseguenze non erano troppo gravi. Però nel 18% dei casi le vittime hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, soprattutto per un problema chiamato avulsione: in pratica la carne della lingua si strappa, restando attaccata al metallo. Gli esperti hanno precisato nel loro articolo che “la formazione di cristalli di ghiaccio causa un danno immediato ai tessuti ed è probabile a temperature tissutali di meno 4,4 °C, e possibile a temperature tissutali fino a meno 0,55 °C”.
L’esperimento con le lingue di maiale e i risultati sorprendenti
Il secondo studio è ancora più curioso. Il team ha raccolto 84 lingue di maiale e le ha attaccate a un lampione gelato, rimuovendole poi con velocità variabile, lentamente o rapidamente. Nel 54% dei casi, l’adesione della lingua ha provocato un’avulsione, con il tessuto che si lacerava durante il distacco dal palo. Un dato che fa impressione.
C’è poi un aspetto controintuitivo: il rischio di avulsione era maggiore a temperature comprese tra meno 5 e meno 15 °C, mentre scendendo ancora più sotto la probabilità di lesioni diminuiva. La spiegazione degli esperti è che a temperature estremamente basse le lingue si congelano a tal punto da resistere allo strappo senza lacerarsi. Anche senza avulsione, comunque, saranno quasi certamente necessarie cure mediche.
Lo stesso Jarmund ha offerto un consiglio pratico per chi dovesse trovarsi in una situazione del genere: “Cercate di non farvi prendere dal panico. Ma soprattutto: non staccate la lingua troppo velocemente”.
