Con l’arrivo dei nuovi MacBook Neo iniziano a emergere diversi retroscena sulle scelte progettuali che hanno permesso ad Apple di proporre un Mac a 599 dollari. Un computer pensato per essere accessibile senza però rinunciare all’identità del marchio. A tal proposito, è interessante capire come Apple sia riuscita a comprimere i costi senza snaturare completamente il prodotto. Le prime rinunce erano già visibili a colpo d’occhio. La tastiera, ad esempio, non è retroilluminata, una scelta che probabilmente farà storcere il naso a chi lavora spesso di sera o in ambienti poco illuminati. A ciò si aggiunge la questione delle porte. Il MacBook Neo offre solo due USB-C, ravvicinate tra loro, e una sola di queste supporta lo standard 3.0. In pratica è una configurazione che funziona per l’uso quotidiano, ma che spinge verso hub e adattatori se si ha l’abitudine di collegare più dispositivi.
MacBook Neo: ecco i cambiamenti proposti da Apple
La novità più interessante emersa riguarda però qualcosa che non si vede dall’esterno: il chip dedicato alla connettività wireless. Apple ha sempre collaborato soprattutto con Broadcom per la gestione di Wi-Fi e Bluetooth, mentre negli ultimi anni ha iniziato a sviluppare una soluzione interna, il chip N1, che per ora è rimasto confinato ai MacBook di fascia più alta. Con MacBook Neo, invece, l’azienda ha deciso di cambiare strada e affidarsi a MediaTek. Non è ancora noto il modello esatto integrato nel portatile, ma alcune specifiche sono già state confermate. Si parla del supporto al Wi-Fi 6E (802.11ax) e al Bluetooth 6.
La ragione dietro tale decisione sembra abbastanza chiara. Le soluzioni MediaTek sono generalmente più economiche rispetto a quelle offerte da Broadcom o Qualcomm. Dettaglio che suggerisce prestazioni leggermente inferiori o meno ottimizzate. Per chi usa il portatile per studio, navigazione, streaming o lavoro leggero, però, difficilmente noterà differenze significative nelle prestazioni della rete.
