Un nuovo driver NVMe sviluppato da Microsoft sta facendo parlare parecchio di sé, e a quanto pare i motivi ci sono tutti. Dopo le prime indiscrezioni emerse alla fine dell’anno scorso, adesso cominciano a circolare i primi benchmark concreti, e i numeri raccontano una storia piuttosto interessante: si parla di miglioramenti nelle prestazioni degli SSD che in alcuni casi sfiorano il 65% in più rispetto alla situazione attuale. Non proprio bruscolini.
Cosa dicono i primi test sulle prestazioni
I ragazzi di StorageReview hanno messo le mani su questo driver e hanno condotto una serie di test piuttosto approfonditi. La configurazione usata non è esattamente quella del PC che sta sotto la scrivania di chiunque: parliamo di un sistema di livello server con doppia CPU AMD EPYC 9754 da 128 core, 768 GB di memoria DDR5 e sedici SSD Solidigm P5316 PCIe 4.0 da 30,72 TB ciascuno. Roba seria, insomma.
E i risultati? Nelle letture casuali con blocchi da 4K, che sono un parametro fondamentale per chi fa multitasking pesante o gioca, le prestazioni sono schizzate su del 64,89%. Le letture casuali da 64K hanno registrato un incremento del 22,71%, che resta comunque un bel salto in avanti. Per quanto riguarda le letture sequenziali da 64K, il nuovo driver NVMe non ha fatto miracoli, restando sostanzialmente in linea con i valori precedenti. Però, alzando la dimensione del blocco a 128K, ecco spuntare un miglioramento del 6,65%.
Latenza e scrittura: luci e qualche ombra
La latenza è forse l’aspetto dove questo driver NVMe di Microsoft mostra i muscoli in modo più evidente. I tempi di risposta nelle operazioni di lettura casuale calano in modo significativo: fino al 38,46% in meno per le operazioni da 4K e il 13,39% per quelle da 64K. Tradotto in parole semplici, il sistema risponde molto più velocemente quando deve recuperare dati sparsi qua e là sulla memoria di archiviazione. Ed è esattamente quello che succede nella stragrande maggioranza dei carichi di lavoro reali, dal gaming al lavoro con applicazioni professionali.
La questione della scrittura sequenziale merita un discorso a parte, perché qui il quadro si fa un po’ più sfumato. Nei test con blocchi da 64K la latenza in scrittura aumenta del 39,85%, il che non è proprio una buona notizia. Passando però a blocchi da 128K, l’impatto si riduce parecchio, con un incremento della latenza limitato al 12,43%. Sembra quindi che il nuovo driver NVMe di Microsoft sia stato ottimizzato soprattutto per le operazioni di lettura, dove effettivamente si concentra la maggior parte del lavoro quotidiano di un SSD NVMe.
