Tra il primo e il 9 marzo il gasolio alla pompa è aumentato del 25,8%. Nello stesso periodo il Brent — il petrolio greggio di riferimento — è salito del 24%. La differenza tra i due numeri è piccola in percentuale, ma si traduce in una componente speculativa stimata tra 8 e 20 centesimi al litro sulla rete ordinaria, che sulle autostrade può arrivare fino a 50 centesimi. Sono i dati del Centro Studi di Unimpresa che alimentano il dibattito sulle cause reali dei rincari, in un momento in cui il governo sta valutando interventi su più fronti.
La causa di fondo è reale e concreta. Il 28 febbraio le operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno determinato la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio scambiato a livello globale, oltre a grandi quantità di gas naturale. In Italia il gasolio ha già registrato un aumento del 16% e la benzina del 6%. La guerra in Iran spiega i rincari, ma secondo le elaborazioni disponibili non li giustifica interamente.
Extraprofitti e accise mobili: i due binari del governo
La premier Giorgia Meloni ha annunciato al Senato che l’esecutivo sta lavorando su due direzioni parallele. Sul fronte della speculazione, il meccanismo ipotizzato punta a tassare gli extraprofitti che si formano tra chi acquista il carburante raffinato e chi lo distribuisce alla pompa, recuperando i margini maturati durante la crisi energetica. I Ministeri dell’Economia, delle Imprese e della Sicurezza Energetica stanno definendo i dettagli. Tra le pratiche segnalate c’è la tendenza di alcune compagnie petrolifere a trattenere il prodotto già raffinato, contribuendo ad alimentare i prezzi al distributore.
Sul versante dei consumatori, il governo sta valutando l’attivazione delle accise mobili — la riduzione delle imposte sui carburanti in caso di prezzi stabilmente elevati — condizionandola però all’evoluzione della situazione. Meloni ha precisato che un taglio delle accise percepibile dagli automobilisti richiederebbe coperture ingenti.
Il ministro della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha escluso rischi per gli approvvigionamenti di gas, citando la diversificazione delle fonti avviata negli anni scorsi e il livello degli stoccaggi al 46,8%, il più alto tra i Paesi UE. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che non risultano fenomeni speculativi diffusi sulla rete dei distributori, pur segnalando circa venti casi sospetti.
IP e Tamoil abbassano i prezzi dopo i controlli
I primi effetti concreti della pressione governativa si sono già visti. Dopo che l’Osservaprezzi Carburanti del MIMIT ha segnalato IP e Tamoil come le compagnie con i maggiori rialzi su benzina e gasolio, entrambe le società hanno abbassato le tariffe. Un segnale che la vigilanza rafforzata — con il piano operativo della Guardia di Finanza e la nuova unità di vigilanza energetica attivata da ARERA — sta producendo qualche risultato tangibile, almeno sul fronte della distribuzione.
