Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte al mondo, con stime che oscillano tra 17,9 e 20,5 milioni di decessi ogni anno e circa mezzo miliardo di persone che convivono con una qualche forma di patologia cardiaca. Numeri che fanno tremare i polsi. Eppure una parte significativa di questi problemi si potrebbe prevenire prestando più attenzione alla salute del cuore. Ed è proprio qui che entra in gioco una domanda sempre più frequente: lo smartwatch può davvero fare la differenza nel monitoraggio cardiaco quotidiano? Secondo il professor Stefano Carugo, direttore della Cardiologia del Policlinico di Milano e docente di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università degli Studi di Milano, la risposta è sì, ma con delle precisazioni importanti.
Tecnologia al polso e prevenzione: gli smartwatch possono aiutare
Negli ultimi anni la tecnologia indossabile si è fatta largo nella vita di chi pratica sport, dai runner ai ciclisti, fino ai maratoneti della domenica. Sempre più persone usano lo smartwatch non solo per contare i chilometri percorsi, ma per tenere sotto controllo il proprio apparato cardiocircolatorio, affiancando i classici controlli medici con uno strumento che sta al polso tutto il giorno. Il punto di vista del professor Carugo nasce da una doppia esperienza che lo rende particolarmente credibile: da un lato il lavoro quotidiano in corsia, dall’altro la vita da maratoneta e ciclista, sempre a contatto con chi lo sport lo vive sulla propria pelle.
Gli smartwatch moderni sono in grado di registrare in modo continuo diversi parametri legati al cuore, soprattutto durante lo sforzo fisico. Questi dati, se usati con criterio e senza farsi prendere dall’ansia, aiutano a distinguere quando è tutto nella norma e quando invece vale la pena programmare accertamenti più approfonditi in ospedale o in un centro specializzato. La prevenzione inizia presto, ma diventa ancora più cruciale dopo i 40 o 50 anni, quando il rischio di patologie cardiovascolari cresce in modo sensibile.
Lo smartwatch non sostituisce il cardiologo, ma lo affianca
In questa fascia d’età il cardiologo consiglia di non trascurare mai i controlli classici: l’elettrocardiogramma (ECG) per valutare l’attività elettrica del cuore, l’ecocardiogramma per studiarne struttura e funzione, l’Holter cardiaco per monitorare eventuali ritmi irregolari nelle 24 ore, e la misurazione regolare della pressione arteriosa. Lo smartwatch non sostituisce nessuno di questi esami. Li integra. Può segnalare anomalie nella frequenza cardiaca, variazioni durante l’allenamento o a riposo e, nei modelli più completi, registrare una sorta di ECG portatile da mostrare al medico in caso di dubbi o sintomi sospetti.
Il valore reale di un dispositivo indossabile sta nella possibilità di condividere con il cardiologo informazioni raccolte in modo continuo, non soltanto durante la visita in ambulatorio. Per chi corre, pedala o pratica sport con regolarità, questo significa avere una traccia più fedele di come reagisce il cuore allo sforzo e al recupero. Il medico può usare queste tracce per decidere se servono ulteriori indagini, per esempio quando compaiono aritmie, picchi di frequenza inaspettati o cali di prestazione associati a sintomi come affanno o dolore toracico.
