Chrome per Linux ARM64 è una di quelle cose che sembrava non dovesse arrivare mai. Eppure, dopo anni di attesa, Google ha finalmente confermato che il supporto nativo è in arrivo. La finestra temporale indicata è il secondo trimestre del 2026, quindi tra aprile e giugno. Per chi usa quotidianamente Linux su dispositivi con architettura ARM64, è una notizia che cambia parecchio lo scenario.
Per mettere le cose in prospettiva: la versione di Chrome compatibile con ARM64 su macOS esiste da sei anni. Quella per Windows è arrivata circa due anni fa. Su Linux, invece, il browser ufficiale di Google è rimasto disponibile solo per piattaforme x8664, costringendo una fetta crescente di utenti a trovare soluzioni alternative che, diciamolo, non sono mai state il massimo della comodità.
Chi usa Linux ha dovuto usare soluzioni di ripiego fino a oggi
Chi lavora su Linux con hardware ARM64 lo sa bene: fino ad ora le opzioni sul tavolo erano sostanzialmente due, e nessuna delle due brillava. La prima consisteva nell’utilizzare Chromium, la base open source di Chrome, installandola tramite pacchetti di terze parti come snap o flatpak. Funziona, certo, ma non è esattamente la stessa esperienza. L’altra strada, ancora più macchinosa, prevedeva di far girare la versione x8664 di Chrome attraverso un emulatore. Entrambi gli approcci hanno un problema comune piuttosto evidente: consumano molte più risorse rispetto a un’applicazione pensata nativamente per quel tipo di hardware. Le prestazioni ne risentono, la fluidità cala, e l’esperienza complessiva resta sempre un gradino sotto.
Ecco perché l’arrivo di Chrome nativo su Linux ARM64 non è un semplice aggiornamento tecnico, ma qualcosa che la comunità aspettava da tempo.
Chrome nativo su Linux cambia diversi aspetti
Il passaggio a una versione nativa di Chrome per Linux ARM64 porta con sé vantaggi tangibili, che vanno ben oltre la semplice velocità di navigazione. Tanto per cominciare, gli utenti potranno finalmente contare sulla sincronizzazione nativa dell’account Google, una funzione che con Chromium non è garantita allo stesso modo. Poi c’è il capitolo streaming: il supporto al modulo Widevine DRM permetterà di riprodurre contenuti in alta definizione su piattaforme come Netflix e Spotify senza intoppi. Fino ad oggi, su Linux ARM64, guardare un film in HD dal browser era un’operazione tutt’altro che scontata.
A questo si aggiunge la piena compatibilità con i sistemi di pagamento del Chrome Web Store, che apre le porte a estensioni e servizi prima inaccessibili o parzialmente funzionanti. In sostanza, Chrome su Linux ARM64 offrirà finalmente un’esperienza del tutto allineata a quella disponibile su macOS e Windows, senza compromessi e senza dover ricorrere a workaround creativi.
