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Hardware e software tra intoppi e “tradimenti”: il lato oscuro della tecnologia

Molte aziende degradano hardware e software per vendere di più? L’Europa corre ai ripari con nuove leggi sulla correttezza digitale.

scritto da Margareth Galletta 12/03/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
hardware software
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Oggi, sembra che molte aziende stiano giocando sporco con i loro utenti. Un rapporto del Consiglio dei Consumatori norvegese, intitolato “Breaking Free: Pathways to a Fair Technological Future”, denuncia un fenomeno che ormai non è più raro. Secondo quanto riportato, hardware e software vengono degradati per spingere le persone a pagare di più, sottoscrivere nuovi abbonamenti o acquistare servizi aggiuntivi. L’analisi è lunga e dettagliata, ma emerge chiaramente che i settori più colpiti sono quelli dei dispositivi connessi, delle stampanti, dei videogiochi e persino delle automobili. Il documento usa un termine che colpisce per la sua franchezza: “enshittification“. Prima le aziende attirano gli utenti con prodotti e servizi utili, accattivanti e comodi. Poi, gradualmente, iniziano a introdurre modifiche che favoriscono i loro interessi commerciali o quelli dei partner. Alla fine, secondo tale teoria, tutto il sistema viene spremuto fino all’osso a vantaggio degli azionisti, lasciando l’esperienza dell’utente sempre più deludente.

Hardware e software degradati di proposito per incentivare gli acquisti?

Per cercare di fermare tale spirale, l’Europa ha già pronto un primo strumento. Si tratta della nuova direttiva sul diritto alla riparazione, che entrerà in vigore il 31 luglio. Grazie a tale norma, i produttori dovranno consentire riparazioni anche da parte di terzi, evitando così di costringere i consumatori a rivolgersi esclusivamente alle loro reti di assistenza. Ma il Consiglio dei Consumatori norvegese e altre 28 organizzazioni ritengono che non basti. Hanno quindi inviato una lettera aperta all’Unione Europea, chiedendo un’applicazione più rigorosa di leggi già esistenti come il Digital Markets Act e il GDPR.

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L’orizzonte più ambizioso, però, è la futura Digital Fairness Act, prevista nel programma di lavoro della Commissione Europea per il 2026. La legge punta a intervenire su tutto ciò che oggi rende l’economia digitale problematica. L’argomento ha già mobilitato cittadini e appassionati. La consultazione pubblica ha raccolto circa 3.000 risposte nelle prime due settimane. Si parla di un richiamo chiaro: l’innovazione tecnologica non può diventare una trappola per le tasche degli utenti. Il dibattito è aperto, e la sfida sarà trovare un equilibrio tra progresso e correttezza digitale.

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Margareth Galletta
Margareth Galletta

Ciao sono Margareth, per gli amici Maggie, la vostra amichevole web writer di quartiere. Questa piccola citazione dice già tanto di me: amo il cinema, le serie tv, leggere e cantare a squarciagola i musical a teatro. Se a questo aggiungiamo la passione per la fotografia e la tecnologia direi che è facile intuire perché ho deciso di studiare e poi lavorare con la comunicazione.

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