Nel mercato automobilistico attuale l’usato è diventato spesso l’unica scelta accessibile per molti automobilisti. I prezzi delle auto nuove sono cresciuti molto negli ultimi anni e molti acquirenti si orientano quindi verso vetture di seconda mano. Ma il prezzo di acquisto racconta solo una parte della storia. La parte più importante, spesso, si nasconde nel vano motore.
Alcuni propulsori molto diffusi in Europa hanno accumulato negli anni una reputazione problematica tra meccanici e officine, con difetti progettuali o componenti particolarmente delicati che possono trasformarsi in costose riparazioni. Conoscerli prima di acquistare un’auto usata può evitare spese impreviste e decisioni sbagliate.
Il caso più discusso: il 1.2 PureTech
Uno dei motori più controversi degli ultimi anni è il 1.2 PureTech di Stellantis, montato su un numero enorme di modelli venduti in Europa. Tra le auto più diffuse troviamo Peugeot 208, 308, 2008 e 3008, ma anche Citroen C3 e C4, oltre a Opel Corsa e Mokka. Il problema principale riguarda la cinghia di distribuzione a bagno d’olio, che nelle prime due generazioni del motore può degradarsi prematuramente. Quando questo accade la cinghia può danneggiarsi o rompersi, con il rischio di danni gravi al motore.
Il problema ha avuto un impatto tale da spingere il Ministero dei Trasporti francese ad avviare un’indagine, mentre Stellantis ha deciso di estendere la garanzia su alcune versioni del motore, purché il veicolo abbia rispettato il piano di manutenzione ufficiale.
Il motore 1.6 THP
Un altro propulsore spesso citato dai meccanici è il 1.6 THP, sviluppato in collaborazione tra PSA e BMW. Questo motore è stato utilizzato tra il 2006 e il 2012 su diversi modelli Mini Cooper S e JCW, ma anche su varie Peugeot, Citroen e DS. Il problema più noto riguarda il tenditore della catena di distribuzione, che tende a usurarsi rapidamente. Quando accade, il motore può emettere un rumore metallico a freddo. Nei casi più gravi la catena può saltare, causando danni molto seri al propulsore. Su questi motori è inoltre abbastanza diffuso un consumo anomalo di olio, tipico di alcune versioni turbo della famiglia Prince.
Il 1.0 EcoBoost di Ford
Anche il 1.0 EcoBoost di Ford, soprattutto nelle prime generazioni prodotte tra il 2012 e il 2020, è spesso citato tra i motori da valutare con attenzione. Il motivo è simile a quello del PureTech: il propulsore utilizza una cinghia di distribuzione a bagno d’olio, che nelle versioni precedenti agli aggiornamenti del 2018 può deteriorarsi con il tempo. Molti esemplari di Ford Fiesta, Focus, Puma e Kuga con questo motore circolano ancora nel mercato dell’usato, rendendo importante verificare l’anno di produzione e la manutenzione effettuata.
Il 1.2 TCe di Renault e Nissan
Un motore meno discusso in Italia ma ben noto tra i tecnici europei è il 1.2 TCe H5F, utilizzato da Renault e Nissan tra il 2012 e il 2019. Questo propulsore è stato montato su modelli come Renault Clio, Captur, Megane e Kadjar, ma anche su Nissan Qashqai e Juke. Il difetto più comune riguarda un consumo eccessivo di olio, dovuto a tolleranze progettuali tra pistoni, fasce elastiche e cilindri. Quando il livello dell’olio scende troppo, la catena di distribuzione può usurarsi rapidamente fino a rompersi.
Il diesel Ingenium 2.0 di Jaguar Land Rover
Nel segmento premium uno dei motori più criticati è il diesel Ingenium 2.0 di Jaguar Land Rover, utilizzato su modelli come Range Rover Evoque e Discovery Sport tra il 2015 e il 2019. Il problema riguarda le guide della catena di distribuzione, realizzate in plastica e soggette a usura precoce. Quando la catena si danneggia o salta, la riparazione è complessa perché per intervenire spesso è necessario rimuovere completamente il motore dal veicolo. I costi possono superare facilmente il valore commerciale dell’auto usata.
Il motore diesel BMW N47
Tra i diesel più discussi nel mercato europeo dell’usato troviamo anche il BMW N47, montato su numerosi modelli tra il 2007 e il 2014. Questo motore è stato installato su Serie 1, Serie 3, Serie 5, X1 e X3. Il difetto principale riguarda la catena di distribuzione, che può usurarsi prematuramente. Il problema è aggravato dalla posizione della catena, collocata sul lato posteriore del motore, che rende qualsiasi intervento particolarmente complesso. Le riparazioni possono arrivare facilmente tra i 3.000 e i 5.000 euro.
