Scegliere quale iPad comprare nel 2026 non è più così semplice come qualche anno fa. Con quattro modelli in catalogo, funzioni che si sovrappongono e accessori che si incrociano tra loro, la lineup di Apple è diventata un piccolo labirinto. Eppure, dietro il marketing patinato, ogni iPad ha un suo pubblico ben preciso. Proviamo a capire chi dovrebbe puntare su cosa, e soprattutto perché.
iPad base e iPad Air: dal divano alla produttività
L’iPad di undicesima generazione è quello che Apple posiziona come il tuttofare accessibile. Lo slogan parla di qualcosa di “magico”, ma tradotto in parole povere significa: streaming sul divano, videochiamate, compiti a casa e qualche scarabocchio con Apple Pencil. Costa 429 euro, finalmente con 128 GB di serie, anche se per stare tranquilli sarebbe meglio salire a 256 GB. Non supporta Apple Intelligence, e c’è chi considera la cosa quasi un vantaggio. Design tutto schermo, compatibilità con Magic Keyboard Folio e un chip A16 sotto al cofano: niente di spettacolare, ma il rapporto qualità prezzo resta il migliore della gamma.
Salendo di livello si incontra iPad Air, che parte da 649 euro e rappresenta il primo gradino dove Apple inizia a fare sul serio. Disponibile in due tagli di schermo (11 e 13 pollici), è il primo della lista a supportare Apple Intelligence grazie al chip M4. Attenzione però a un dettaglio curioso: la versione da 13 pollici pesa 1,36 libbre, quindi è più pesante dello stesso formato di iPad Pro, che si ferma a 1,28. Il chip M4 di iPad Air ha una configurazione leggermente diversa rispetto a quello del Pro (8 core CPU e 9 core GPU contro i 10 e 10 del fratello maggiore), ma nella pratica gestisce senza problemi lavori su Final Cut e Lightroom. Per chi cerca potenza da Mac senza spendere cifre da capogiro, è probabilmente la scelta più equilibrata. Senza dimenticare che tastiera e Pencil Pro si pagano a parte.
iPad Pro e iPad mini: gli estremi della gamma
iPad Pro parte da 1199 euro ed è il tablet più vicino a un Mac portatile che Apple abbia mai costruito. Lo spessore di appena 5,1 mm è impressionante, il display Ultra Retina XDR con ProMotion non ha rivali, e la scheda tecnica parla di supporto a monitor esterni fino a 6K e velocità di trasferimento dati fino a 40 Gb/s. Può gestire editing 8K ProRes su più livelli, il che suona fantastico sulla carta. Ma ecco il punto: se non si sa cosa sia il ProRes, probabilmente iPad Air è già fin troppo potente per le proprie esigenze. Apple spinge molto su parole come “avanzato” e “veloce”, ma la realtà è che questo è un dispositivo pensato per professionisti veri, non per chi vuole semplicemente il meglio.
E poi c’è iPad mini, il più piccolo della famiglia, con il suo schermo da 8,3 pollici e il chip A17 Pro. Apple lo racconta come un dispositivo tascabile capace di fare tutto quello che fanno i fratelli maggiori. Medici lo usano durante le visite, piloti lo fissano in cabina, pendolari lo leggono con una mano sola. Resta però un acquisto di nicchia. Nonostante qualcuno lo paragoni alla risposta Apple ai Galaxy Note di Samsung, nella pratica è più un dispositivo da consumo che da produttività pura. Si possono annotare PDF e prendere appunti a mano, certo, ma c’è un motivo se Apple non lo ha mai mostrato con un foglio di calcolo aperto.
Un’ultima cosa da tenere a mente: più di qualunque altro prodotto Apple, l’esperienza con un iPad varia enormemente da persona a persona. C’è chi gestisce un’intera azienda da un mini e chi ha restituito un Pro lamentandosi di non riuscire a farci nulla. La scelta giusta dipende davvero da come si intende usarlo, non da quanto costa.
