Il dominio di SpaceX nel settore dei lanci spaziali pesanti è ormai un dato di fatto, ma qualcosa si muove anche da questa parte dell’oceano. Un gruppo di ricercatori del German Aerospace Center (DLR) ha messo nero su bianco un progetto che potrebbe cambiare le carte in tavola per l’Europa: si chiama RLV C5, acronimo di Reusable Launch Vehicle C5, ed è un concept pensato per offrire capacità di lancio pesante con un approccio radicalmente diverso rispetto al gigantesco sistema Starship.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica di Springer Nature, parte da un’analisi dettagliata delle prestazioni del razzo di SpaceX e prova a immaginare qualcosa di più snello, potenzialmente meno costoso e più adatto alle esigenze del vecchio continente.
Cosa prevede il progetto RLV C5
Partiamo dai numeri. Secondo i ricercatori del DLR, Starship nella sua configurazione attuale riutilizzabile sarebbe in grado di portare in orbita circa 66 tonnellate di carico utile, cifra che potrebbe salire fino a 126 tonnellate nelle versioni future con recupero completo di tutte le componenti. Numeri impressionanti, certo. Ma il team europeo ha ragionato su una strada diversa: il concept RLV C5 prevede un primo stadio completamente riutilizzabile abbinato a uno stadio superiore usa e getta. Una scelta che può sembrare un passo indietro, e invece ha una sua logica precisa. Rinunciare alla riutilizzabilità totale significa ridurre la complessità tecnica, risparmiare carburante e liberare spazio per il carico utile.
E qui arriva la parte davvero interessante: il metodo di recupero dello stadio. Niente atterraggio verticale, niente braccia meccaniche alla Mechazilla. Il booster dell’RLV C5 rientrerebbe nell’atmosfera sfruttando ali aerodinamiche, rallentando progressivamente fino a velocità suborbitali. A quel punto un grande velivolo subsonico lo “catturerebbe” in volo, eliminando del tutto la necessità di un rientro propulsivo. Questo approccio, secondo i ricercatori, renderebbe superflue le estese piastrelle termiche usate su Starship e il carburante extra dedicato alla fase di atterraggio.
Prestazioni e prospettive reali
Nonostante dimensioni più contenute rispetto al colosso di SpaceX, le prestazioni stimate dell’RLV C5 restano notevoli. Si parla di circa 77 tonnellate di carico utile in orbita, un valore che lo piazzerebbe comunque nella categoria dei lanciatori pesanti. Ma il dato che colpisce di più riguarda l’efficienza: il sistema potrebbe trasportare fino al 74% della propria massa totale sotto forma di carico utile, contro il circa 40% stimato per Starship. E il peso complessivo del velivolo? Circa un terzo di quello del razzo americano, il che si tradurrebbe in costi operativi significativamente più bassi.
Detto questo, serve onestà intellettuale. Il concept RLV C5 esiste oggi solo sulla carta. Alcuni elementi tecnologici derivano da progetti già studiati dal DLR, ma passare da un’idea su rivista scientifica a un sistema di lancio funzionante richiederebbe investimenti enormi e molti anni di sviluppo. Nel frattempo Starship continua la sua serie di test, alcuni già convincenti anche se l’obiettivo dell’orbita completa non è ancora stato centrato.
Il tema però resta caldo. L’autonomia europea nello spazio sta diventando una questione sempre più urgente, soprattutto in un contesto internazionale dove gli Stati Uniti concentrano le proprie strategie su programmi nazionali. Che l’RLV C5 rimanga un esercizio accademico o diventi nei prossimi anni un vero programma industriale, è ancora tutto da vedere. Ma il fatto che l’Europa abbia iniziato a ragionare seriamente su alternative concrete è già, di per sé, un segnale da non sottovalutare.
