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Ha smontato 500 vape e ci ha ricaricato un’auto: il risultato è incredibile

Un ingegnere britannico ha alimentato una Reva G-Wiz con le batterie recuperate da 500 vape usa-e-getta. Ecco come funziona la “vapemobile”.

scritto da Manuel De Pandis 10/03/2026 0 commenti 0 Minuti lettura
invenzione auto
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Lo YouTuber e ingegnere britannico Chris Doel ha deciso di spingersi dove pochi oserebbero: smontare 500 sigarette elettroniche usa-e-getta, recuperare le batterie al litio interne e usarle per alimentare un’auto elettrica vera. Non un concept, non un modellino. Un veicolo reale, su strada.

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Chi è Chris Doel (e perché non è un improvvisato)

Doel non è il classico maker da garage. Nella vita lavora come ingegnere software ed elettronico per , mentre nel tempo libero si dedica a progetti fuori scala per il suo canale YouTube. In passato aveva già costruito un pacco batterie da circa 50 volt usando 500 vape, riuscendo persino ad alimentare la propria abitazione. Questa volta ha alzato l’asticella: collegare quel sistema artigianale a un’auto elettrica. Per farlo serviva il candidato perfetto. E qui entra in scena la leggendaria (e controversa) Reva G-Wiz.

Perché proprio la G-Wiz

Chi ha visto Top Gear se la ricorda bene. Piccolissima, lenta, criticata per sicurezza e prestazioni, ma anche pioniera dell’elettrico urbano nei primi anni 2000. La G-Wiz era classificata come quadriciclo pesante, non come automobile tradizionale. Questo le permetteva di aggirare alcune normative più severe, ma ne comprometteva la reputazione. Paradossalmente, è stata proprio questa semplicità tecnica a renderla perfetta per l’esperimento. Niente sistemi elettronici complessi, niente architetture ad alta tensione moderne. L’auto originale funzionava con un pacco da 48 volt. Il sistema ricavato dalle vape arrivava a circa 50 volt. Compatibilità quasi ideale. Dopo cablaggi, test e modifiche, nasce la “vapemobile”.

USB-C e batterie recuperate: la ricarica più improbabile di sempre

L’aspetto più surreale è che il sistema può essere ricaricato tramite USB-C. Un’auto che si ricarica come uno smartphone, ma con un pacco batterie nato da dispositivi destinati alla discarica. Nel test su strada, la vapemobile ha percorso circa 18 miglia, poco meno di 29 chilometri. Non male, considerando la provenienza dell’energia.

La velocità massima è stata limitata a circa 35 mph (56 km/h), contro gli 80 km/h della G-Wiz originale. Una scelta prudente per non stressare le celle recuperate. Il giro comprendeva un drive-through, una tappa in negozio e quasi tutto il ritorno a casa prima dell’esaurimento completo della carica. Non un record, ma una dimostrazione concreta.

Il messaggio dietro la follia

L’esperimento non è solo intrattenimento. È una critica implicita alla cultura dell’usa-e-getta. Nel Regno Unito le vape monouso sono state vietate nel 2025 per ridurre l’impatto ambientale e il consumo tra i giovani. Negli Stati Uniti restano legali e, secondo alcune stime, quasi mezzo milione di dispositivi viene buttato ogni giorno. Dentro ognuno di quei dispositivi c’è una piccola batteria al litio ancora funzionante. Doel lo ha dimostrato in modo radicale: ciò che definiamo rifiuto spesso è solo energia mal gestita.

Esperimento brillante o soluzione replicabile?

Va detto con onestà: smontare 500 dispositivi, selezionare le celle, bilanciarle e costruire un pacco sicuro non è un’operazione alla portata di tutti. Le batterie al litio possono essere pericolose se trattate senza competenze. L’esperimento non è una guida pratica. È una provocazione tecnica.

auto elettricainvenzione
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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